11 dicembre 2014 Sara Roggi

Che cos’è la filosofia?

Quando ero piccola, amavo i puzzle. Li amavo talmente tanto da spingere i miei genitori a comprarmi quelli da cinquecento, mille, duemila pezzi. Li amavo talmente tanto, da perdermici dentro, passando interi pomeriggi con le ginocchia incollate al pavimento, sempre con la speranza, dall’inizio alla fine, di riuscire ad incastrare anche l’ultimo tassello.

Fin da piccola quei puzzle mi aiutavano a costruire storie, tassello dopo tassello. Tutto aveva un senso, un ordine ben preciso, ogni elemento era al suo posto e la perfezione della forma dell’uno completava a pennello il suo altro.
Ricordo bene che quando i conti non tornavano e non riuscivo proprio ad arrivare alla fine, mi infuriavo talmente tanto da disintegrare anche le parti complete. Non c’era verso, né storie per calmarmi. E così finiva che ricominciavo da capo, questa volta promettendo a me stessa che ci sarei riuscita, che sarebbe stata la volta buona, e che quel disegno ordinato sarei riuscita ad appenderlo alla parete della mia camera.
Quando ho iniziato a studiare filosofia all’università, avevo iniziato a giocare allo stesso modo.
Il pensiero logico-razionale mi aiuta a creare un orizzonte di senso capace di consolarmi e gratificarmi, laddove qualcosa nella mia vita può andare fuori posto, un tassello sbagliato o addirittura scomparso, perduto per sempre. La logica elementare con i suoi simboli e le sue formule chiare, precise e lineari mi rassicura. Resta un mondo che nel suo essere geometricamente impeccabile e nella sua più assoluta chiarezza e trasparenza, mi da sempre una risposta. Non mi delude mai.
Peccato che, quando dei tasselli della propria vita si perdono per strada, non è possibile trovare rifugio in una dimensione fatta di regole e di segni fissi, immutabili. O per lo meno, non sempre.
Capiamo che i simboli rimandano continuamente ad altro, a quel “qualcos’altro” che stiamo disperatamente cercando e non troviamo mai. Mentre corriamo, corriamo.. e perfino quel linguaggio tanto familiare inizia a perdere significato. Come la stessa vita che li sta rincorrendo.
Non è difficile ammettere che nel momento in cui tutto ci appare chiaro e limpido, è quello stesso ordine, quella stessa chiarezza a trasmetterci una sensazione di piacere rispetto al controllo che noi stessi abbiamo esercitato.
La filosofia mi ha fatto sentire capace, capace di riuscire, capace di essere, capace di organizzare e controllare.
Però come ben sappiamo, è la filosofia stessa ad insegnarci che il più delle volte i perché rimangono senza risposta e che è giusto talvolta accontentarsi dei come. Malgrado anche il come tenda a scivolare verso il non-definito, il non-luogo.
Ebbene, c’è stato un momento in cui qualcosa ha fatto in modo che la mia statua di sabbia crollasse e che quel muro di certezze che mi ero costruita con fatica iniziasse a crollare.
E da li ho iniziato a capire che a volte basta anche solo un soffio di vento per cadere a terra e che nessuno può nascondersi per tutta la vita dietro una simbologia fatta di cause ed effetti, implicazioni logiche e verità necessarie.
La filosofia in fondo non è fatta solo di formule, come la vita di ognuno non è fatta solo di certezze a cui ancorarsi. La filosofia è fatta anche di parentesi, di dubbi, di frasi in sospeso, parole balbettate.
Sto capendo, giorno dopo giorno, che filosofia sta diventando ogni aspetto della mia vita. Ogni sorriso. Ogni frattura. Ogni lacrima. Ogni stretta di mano e ogni carezza. Ogni momento passato che ha fatto in modo che diventassi quella che sono e ogni istante presente che mi permetterà di costruire ciò che verrà.
Nella speranza di ascoltarmi un po’ di più questa volta e di riscoprire quella nudità che mi è costitutiva e che, riprendendo il pensiero del filosofo italiano Giorgio Agamben, rappresenta la nostra festa, la nostra danza. Una nudità fatta della stessa sostanza del non-sapere, del non-conoscere.

Sara Roggi

[Immagini tratte da Google Images]

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