Una citazione per voi: Protagora e la misura di tutte le cose

 

• L’UOMO È MISURA DI TUTTE LE COSE; DELLE COSE CHE SONO IN QUANTO SONO, DELLE COSE CHE NON SONO IN QUANTO NON SONO •

 

La seguente citazione è attribuita al filosofo Protagora, nato ad Abdera (Tracia) circa nel 490 a.C., morto verso la fine del 400 a.C.

Protagora fu un sofista: i sofisti sono stati i primi docenti a pagamento della storia, che insegnavano ai giovani dotti (e benestanti) della Atene dell’epoca come si parla in pubblico. Saper discorrere nell’agorà era un requisito fondamentale, dato che la polis greca, in età periclea, era caratterizzata dalla partecipazione politica dei cittadini, che intervenivano su questioni di ordine pubblico e dovevano possedere l’eloquenza, l’arte della retorica, saper convincere l’uditorio e saper proverbialmente “portare acqua al proprio mulino”.

Ma, se i sofisti furono giudicati negativamente da alcuni loro contemporanei (tra cui Socrate) e dai posteri, poiché non insegnavano a raggiungere la verità o la retta conoscenza, bensì unicamente a far prevalere la propria idea, giusta o sbagliata che fosse, essi hanno tuttavia avuto il merito di aver posto l’uomo al centro della loro speculazione.

È proprio questo il senso della citazione di Protagora, un frammento (nessuna delle sue opere è giunta integralmente fino a noi) contenuto probabilmente in un suo scritto intitolato La verità. Discorsi demolitori. Si afferma che l’essere umano è misura (in greco to métron ossia ‘il metro’) di tutte le cose, in quanto è l’arbitro, il criterio di giudizio per ogni decisione. Il punto di vista umano, dunque, è un caposaldo al quale bisogna fare riferimento, attenendosi ai suoi limiti e criteri.

Alla citazione sono state date anche altre tre diverse interpretazioni, che dipendono dal senso attribuibile alla parola ‘uomo’. L’uomo è l’individuo singolo al quale le cose appaiono a seconda del suo sentire soggettivo. Ma l’uomo può anche essere inteso come ‘umanità’: il genere umano ha una sua peculiare forma mentis che differisce da quella, ad esempio, degli animali, e di conseguenza valuta il mondo alla sua maniera. Infine, ogni uomo è anche il rappresentante del suo popolo e della sua cultura, quindi giudica le cose a seconda dei suoi usi e costumi (relativismo culturale). 

Emerge in ogni caso una concezione relativistica: l’uomo giudica ciò che è reale e ciò che non lo è, e ogni credenza, abitudine, dettame sociale, politico o culturale, è frutto di un contesto umano e va valutato secondo quel contesto.

 

Francesca Plesnizer

 

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Per una quarantena culturale: i nostri consigli di lettura

In questi giorni di emergenza sanitaria molti di voi, costretti a cambiare le proprie abitudini, si saranno chiesti come trascorrere le lunghe giornate di quarantena, rendendole produttive e abbattendo la noia. È difficile accettare di non poter uscire, di non vedere gli amici, di non farsi quel week-end in montagna che avevamo desiderato con grande intensità, tanto che qualcuno avrà avuto la percezione di essere oppresso e chiuso tra le quattro pareti domestiche.

Noi di La Chiave di Sophia ci siamo impegnati per aiutarvi a rispettare il motto #iorestoacasa e allo stesso tempo per rendere il vostro tempo significativo e, chissà, magari per scoprire passioni da molto tempo sepolte. Per questo vi proponiamo una selezione di libri da leggere in questo periodo, suddivisi in tre grandi categorie: Il piacere dei classici, Viaggiare con la mente, Un momento di introspezione.

 

Il piacere dei classici

classiciLa classicità, ispirazione del pensiero universale e maestra di vita, può darci il giusto sostegno  in un momento difficile, spingendoci a riscoprire il nostro passato, attraverso personaggi che hanno il sapore dell’uomo contemporaneo. Se amate il filone del fantastico sicuramente fa per voi la trilogia di Italo Calvino I nostri antenati: Il visconte dimezzato, il barone rampante e il cavaliere inesistente, che induce a leggere i difetti e i vizi dell’uomo, attraverso metafore fortemente allegoriche. Dal tema del doppio al conflitto tra istinto e ragione, il tutto condito da immagini che rimandano ad un tempo che fu.

Per chi, invece, predilige i racconti brevi, ma non per questo meno profondi, è consigliata la lettura di La botique del mistero di Dino Buzzati, una selezione dei migliori scritti dell’autore, che rimanda ai nostri comportamenti quotidiani, specchio delle debolezze e delle paure di ognuno di noi.

Infine chi ama affrontare i conflitti tra sentimento e ruolo sociale, tra passione e vita borghese può immergersi in Camera con Vista di Edward Morgan Forster, ambientata nell’epoca vittoriana e incentrata sulla storia di Lucy Honeychurch, giovane ragazza intenta alle convenzioni sociali, costretta ad affrontare la lacerazione tra la propria emotività e il perbenismo borghese.

 

Viaggiare con la mente

viaggioSe in questo periodo non si può viaggiare fisicamente, nessuno ci vieta di farlo con la mente! Vi consigliamo a questo proposito Aleph di Paulo Cohelo, che ci fa camminare attraverso il percorso della Transiberiana, tra Africa, Europa e Asia, per arrivare a scoprire il vero viaggio, che è in fondo quello dentro noi stessi. Una sorta di diario di bordo che può aiutarci ad ampliare i nostri orizzonti, in un percorso a tappe, come è in fondo la vita di ognuno.

Ma sul tema del viaggio, questa volta di stampo onirico, non può mancare l’opera IQ84 di Haruki Murakami, vero e proprio capolavoro dello scrittore giapponese, che intreccia due universi paralleli, abbattendo le barriere fisiche tra la realtà e il sogno. Chi ci assicura che il mondo in cui viviamo è davvero quello reale? E se invece esistesse un luogo altro, in cui le leggi in cui crediamo vengono meno? Non resta che provare a viaggiare oltre la nostra quotidianità e vedere quello che si può scoprire.

 

Un momento di introspezione

introspezioneLa riflessione e l’introspezione in un momento di gravità pubblica e di estrema emergenza gioca una certa importanza, per questo abbiamo pensato di consigliarvi Lettere contro la Guerra di Tiziano Terzani, che a partire da un evento drammatico quale l’11 Settembre 2001, spinge a mettere da parte l’odio, il rancore verso il prossimo e a riflettere sul senso di umanità, sull’uomo e sulla necessità di un equilibrio con sé e con chi gli sta difronte. È inutile accanirsi gli uni contro gli altri, ci insegna Terzani, ma bisogna tentare di comprendere per poter ricostruire una società migliore, di pensare a cause e conseguenze, di aprirci verso il prossimo.

In alternativa, se faticate ad uscire dagli schemi e a cambiare le vostre abitudini in un momento in cui la necessità ve lo impone, non c’è lettura migliore che Per dieci minuti di Chiara Gamberale, un romanzo che spinge a sforzarsi a combattere le proprie rigidezze e a guardare il mondo con altri occhi, passo dopo passo. Provate anche voi a fare per soli dieci minuti alcune attività mai prima sperimentate e riuscirete forse a capire meglio il vostro io e a lasciarvi andare.

Infine, la ricerca delle proprie origini è un sentimento che nasce da un’esigenza di scoperta, legata alla propria identità e all’ esistenza. Una buona lettura a questo proposito può essere Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci, un romanzo in cui la scrittrice indaga le proprie radici, ricostruendo la storia e la vita dei suoi nonni e dei suoi antenati.

 

Anna Tieppo

 

[immagine tratta da unsplash.com]

 

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Una citazione per voi: Cartesio e il dubbio sulla realtà

 

• COGITO ERGO SUM •

 

Cartesio (1596 – 1650) esprime questa formula all’interno di alcune sue opere – ricordiamo in particolare il Discorso sul metodo, prima pubblicazione del filosofo, del 1637.

La strategia che utilizza è quella del famoso «dubbio iperbolico» o «radicale», che rimette in discussione tutte le certezza che i filosofi precedenti avevano radicato: Dio, l’anima, il mondo; per questo, con Cartesio, si può parlare di un vero e proprio “nuovo inizio” della storia del pensiero.

Il filosofo riflette sul fatto che potremmo essere ingannati in merito alle nostre certezze: potrebbe esistere, infatti, un «demone maligno» che ci faccia credere come indubitabile ciò che in realtà non lo è (quindi anche le certezze matematiche). Per questo è necessario dubitare di tutto e utilizzare questo dubbio come metodo di ricerca della verità. Nella seconda delle Meditazioni metafisiche (1641), Cartesio illustra la prima certezza che si può trarre attraverso questo metodo: la mia esistenza è condizione di questo dubbio, perché io possa pensare devo necessariamente esistere. Quindi, potrò dubitare di tutto ma non del fatto che dubito (e quindi che penso), di qui la famosa frase «cogito ergo sum»: penso quindi esisto. Il fatto che dubito persiste come verità perché se volessi mettere in discussione l’esistenza del dubbio, ciò sarebbe possibile solo tramite un ulteriore dubbio: esso non è aggirabile. Tramite questo metodo, quindi, Cartesio ricava la prima sostanza del suo sistema filosofico: la res cogitans.

È fondamentale sottolineare come «cogito ergo sum» non rappresenti una dimostrazione: il «sum» non è dedotto dal «cogito», piuttosto è la condizione stessa del pensare. Questo significa che «ergo» non ha il classico significato dei sillogismi, proprio perché non si tratta di un ragionamento che deduce conclusioni da premesse; «cogito» e «sum» rappresentano, piuttosto, un unico atto di conoscenza: pensare significa immediatamente esistere. Altrettanto importante è affermare come il fatto che io esista, per Cartesio, non significa immediatamente che io possegga un corpo; il meccanismo che abbiamo appena mostrato, infatti, permette di ricavare solo l’esistenza del mio pensiero.

 

Massimiliano Mattiuzzo

 

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Una citazione per voi: Socrate e la ricerca di sé

 

• CONOSCI TE STESSO •

 

Conosci te stesso (gnōthi seautón) è una delle espressioni filosofiche più conosciute e diffuse. Sebbene lo si riconduca spesso a Socrate, che incitando a conoscere e seguire il proprio daimon ne fece un vero e proprio stile di vita, il detto risale a ben prima e non se ne conosce la vera origine.

Si dice che conosci te stesso fosse l’iscrizione del Tempio di Delfi in cui chiunque nell’antica Grecia poteva cercare consiglio dall’oracolo sulle azioni migliori da intraprendere. Conosci te stesso è però attribuita anche ad alcuni dei primissimi saggi e filosofi: Talete, Biante, Chilone (che l’avrebbe ricevuta in risposta a una sua domanda proprio dall’oracolo) e altri.

Ciò che resta sicuro di fronte a questi confusi elementi storici è che “conosci te stesso” ha trasceso questo o quel filosofo o e i relativi pensieri. L’espressione non solo si è diffusa nella cultura greca classica ma ne ha plasmato l’identità, permeandone ogni aspetto e mostrandoci ancora oggi quel volto della grecità.

Anche la cultura romana se ne ispirò: nosce te ipsum divenne presto il suggerimento di pensatori e autori per iniziare il percorso verso la verità (pensiamo a quanto ci tramanda sant’Agostino: «è nel profondo dell’uomo che risiede la verità»).

Conoscere se stessi sin dalle origini ha comportato molti altri pensieri ed atteggiamenti ad esso connessi: il vivere secondo misura, la ricerca della realizzazione personale, della connessione con la spiritualità e molto altro. Per questo non mancano nemmeno oggi i riferimenti a questa massima, che continua a ispirare e incoraggiare qualsiasi ricerca verso la verità non solo interiore, ma del mondo stesso.

 

Luca Mauceri

 

[Immagine modificata tratta da Twitter]

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Una parola per voi: fine. Dicembre 2019

«Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa […]. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. […] Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. […] Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse».

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese

Con queste celebri parole Antonio Gramsci, politico e intellettuale che ha fatto la storia del secolo scorso, riflette sul senso che ha per lui il capodanno. Afferma di detestarlo, perché è una data che segna contemporaneamente una fine e un inizio, ma lo fa con un’imposizione, fissando qualcosa di fluido che dovrebbe essere lasciato scorrere liberamente: il flusso della vita, che è un intreccio di cominciamento e termine. Per questo il pensatore arriva ad affermare che per lui ogni giorno è capodanno, poiché ad ogni risveglio ricomincia a vivere, quasi ex novo, si potrebbe dire, interpretando le sue parole.
Oggi il capodanno è identificato non tanto con il primo gennaio quanto con i festeggiamenti del 31 dicembre: cenoni con amici o parenti, fuochi d’artificio e spumante a mezzanotte. In effetti, tutto questo ci viene imposto, sia a livello commerciale che a livello culturale. La maggior parte di noi tuttavia, accetta di buon grado questa velata coercizione, perché in è un’occasione conviviale e piacevole, che permette di fare festa in allegria.
Siamo a dicembre e la fine del 2019 è vicinissima, così come la fine di questa rubrica, Una parola per voi, che vi accompagna da più di un anno. Ma, per dirla con Gramsci, ogni fine è in realtà un rinnovamento, che sia esso imposto o meno. Torneremo, noi de La Chiave di Sophia, con nuove idee e nuovi progetti per voi. Vi salutiamo con la parola ‘fine’, proponendovi un film, un libro, una canzone, un’opera artistica che rifletta proprio su quest’ultima parola per voi.

 

UN FILM

viva-la-liberta-fine-la-chiave-di-sophiaViva la libertà – Roberto Andò
Sappiamo veramente quando sta per giungere la nostra fine? «Qual è questa figura che si allontana nella pioggia?» Citando il film Viva la libertà, dove il protagonista, interpretato da Toni Servillo, sembra saperlo bene e per altro si confonde con il suo sosia fratello.
Nel film troviamo, infatti, due protagonisti composti dagli stessi volti e questo può rende il tutto più difficile. Poco importa. Da una parte si parla di un partito politico in decadenza; dall’altra di un uomo che deve fare fronte ai propri dilemmi esistenziali. La fine sembra essere vicina per entrambi i casi.
Allo stesso tempo, però, c’è il flusso della vita e delle esperienze, perché dopo tutto ogni giorno è Capodanno.
Solo il prossimo telespettatore potrà darne un giudizio: chi effettivamente inizierà con pienezza a vivere o chi, tra di i due, sarà destinato a compiersi, decadendo. È difficile in poche righe descriverne la prassi. Ed è forse meglio così concluderne la recensione.

 

UN’OPERA D’ARTE

hokusai-fine-la-chiave-di-sophiaCardellino e ciliegio piangente – Hokusai
Xilografia policroma del 1832 Cardellino e ciliegio piangente, appartenente alla serie Piccoli fiori, è un poetico esempio di Kachoga, ovvero pittura di fiori e uccelli. Sensuale e leggiadra rappresentazione ridotta all’essenziale, lo schiudersi dei fiori nel rigoglio primaverile, è associata a un haiku della tradizione giapponese: Un uccellino, solo/ è uscito tutto bagnato:/ i ciliegi del mattino (Tori hitotsu/ nurete hidekeri/ asazakura). Inusuale e suggestivo per un osservatore occidentale è il punto di vista dal basso: attraverso tale prospettiva galleggiante il cardellino è raffigurato di scorcio come se venisse osservato dall’artista sdraiato sotto l’albero di ciliegio gli occhi verso il cielo, evocato dallo sfondo blu. I pittori giapponesi – come diceva Van Gogh – vivono nella natura essi stessi fiori: la fine dell’artista Hokusai è quindi l’inizio dell’artista Hokusai che si fonde in armonia panica con la natura trasponendosi al tempo stesso al di qua e al di là della rappresentazione e in essa.

 

UNA CANZONE

radiohead-fine-la-chiave-di-sophiaWhere I end and you begin – Radiohead
Where I end and you begin (The Sky is falling in) si inserisce appieno nell’album Hail to the Thief (2003) sottotitolato The Gloaming. Il crepuscolo è infatti quel momento di divario e di fusione, di scambio, di incontro e scontro, di inizio e fine: «There’s a gap in between/ There’s a gap where we meet/ where I end and You begin». Interpretabile come dilatazione di un momento d’amore dove estaticamente l’I and You si confondono («Where I end and You begin, 1,2,3,4,5,6,7…») e su un piano anche esistenziale, quasi malickiano («The dinosaurs roam the earth/ The sky turns green»), la canzone è essa stessa crepuscolo, franta e ripetutamente avvolta su se stessa, e non si fissa su un’unica pista di senso ma attraverso l’uso dei pronomi (I e You) l’inizio e la fine possono considerarsi tra loro speculari ma anche, sebbene all’interno di un medesimo flusso, tappe consecutive.

 

UN LIBRO

terzani-fine-la-chiave-di-sophiaLa fine è il mio inizio – Tiziano Terzani
Ormai al tramonto di una profonda esistenza, Terzani intraprende un lungo dialogo con il figlio Folco presso la dimora di Orsigna. Seduti all’ombra di un albero, con la sola compagnia della natura e di un registratore, l’autore riporta alla memoria aneddoti, avventure e avvenimenti tragici. Ripercorre così la storia più recente dell’Asia, la crudeltà che a lungo prese in ostaggio il Vietnam, la delusione dell’esperimento comunista cinese, gli incontri più o meno bizzarri, la passione per le statue tibetane e la curiosità per gli uccelli esotici. Così, mentre il fuoco dell’esistenza si spegne, la pienezza del vissuto di Terzani risplende in tutto il suo fulgore.

 

 

Francesca Plesnizer, Simone Pederzolli, Rossella Farnese, Sonia Cominassi

 

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Una parola per voi: antipatia. Novembre 2019

«Il mese di novembre è il più antipatico che ci sia in tutto l’anno» disse Meg uno scuro dopopranzo, guardando dalla finestra il povero giardino spoglio di tutti i suoi fiori.
«È per questo che io sono nata in quel mese» osservò Jo.
– Louisa May Alcott, Piccole donne

Come dice Meg, la sorella maggiore delle quattro piccole donne protagoniste del celebre romanzo di Louisa May Alcott, il mese di novembre può sembrare antipatico sotto molti punti di vista. L’estate viva, rigogliosa, calda e piene di promesse, è ormai lontanissima. Settembre ha ancora quell’aria frizzante e quel sapore tutto particolare dei nuovi inizi. Ottobre incarna l’autunno, i paesaggi piacevolmente tinti di giallo, arancione e rosso; in ottobre cominciamo a indossare vestiti più pesanti, ma il sole e il calore ci fanno ancora qualche improvvisata ricaricandoci di vitamina D. Novembre, invece, è un mese di passaggio, ci traghetta verso la magia del Natale ma senza prometterci festeggiamenti allettanti o esaltanti (pensiamo a Ognissanti e al giorno che commemora i morti). Quando ci affacciamo alla finestra a novembre, la reazione della maggior parte di noi può essere la stessa di Meg, che osserva un paesaggio freddo, spoglio, spento, desolato. Eppure… Eppure Jo, la seconda nata in casa March, la più forte e coraggiosa, la femminista ante litteram per eccellenza, ricorda a Meg che lei è nata a novembre. È un mese sgradevole, che può far storcere il naso, ma anche riservare delle sorprese piacevoli, proprio come Jo. Il rigido novembre può radunare le persone in casa, al caldo, a godersi una bevanda fumante e il reciproco affetto, per esempio.

Questo mese, noi de La Chiave di Sophia, vorremmo farvi riflettere sulla parola antipatia: su come tante situazioni o persone possano di primo acchito sembrarci antipatiche, senza contenuti (o con i contenuti sbagliati), magari cupe e senza fronzoli. Ma, come si suol dire, le apparenze ingannano, e le avversioni possono sciogliersi in simpatie. Riuscite a pensare a un film, a un caso letterario, a una canzone o a un’opera artistica o architettonica, che si concentri su un sentimento di antipatia poi trasformatosi in qualcosa di positivo? Ecco cosa abbiamo selezionato per voi!

 

UN LIBRO

harry-potter-parola-novembre-la-chiave-di-sophiaJ.K. Rowling – Harry Potter saga

Quando si pensa a Hermione Granger si pensa all’eroina che con la sua intelligenza ha salvato più di una volta Harry; e quando si pensa a Severus Piton, viene subito in mente il suo grande amore per Lily e il suo sacrificio. Eppure, non li abbiamo subito amati, anche se in modo diverso. Saccenti, oscuri, “antipatici” perché insuperabili, forse invidiabili; ma è grazie alla loro antipatia, alla loro complessità, che Harry Potter è la grande storia che abbiamo vissuto. Perché essere antipatici significa essere originali, non accettare compromessi, essere se stessi a dispetto di tutti. Se non fossero stati antipatici, fuori dagli schemi, alla fine non li avremmo amati così tanti.

UN LIBRO JUNIOR

nella-rete-georgia-manzi-chiave-di-sophiaGeorgia Manzi – #NellaRete

Ti chiami Fulvio, frequenti la scuola primaria e ti piacciono i video games. Il tuo preferito? Nessun dubbio: Puckish Game; per lo meno fino a quando un hacker misterioso non si è introdotto nella tua partita, facendoti rinnegare addirittura la connessione internet! Da qui ti immergerai in una serie di indagini assieme ai tuoi “amici” Dino e Amelia, perché le grandi avventure si possono condividere anche con quelle persone che ti stanno meno simpatiche. Cosa aspetti? Non perdere questa lettura misteriosa!

 

UNA CANZONE

cesare-cremonini-dicono-di-me-la-chiave-di-sophiaCesare Cremonini – Dicono di me

L’antipatia a volte la si prova verso personaggi apparentemente troppo sicuri di sé; persone che manifestano superiorità e distacco per non lasciarsi avvicinare. Di persone del genere poi, si sa, è un piacere sparlare con amici e parenti. Questo è il profilo che si può immaginare per il protagonista della canzone di Cremonini, che sa di essere bersaglio di molti giudizi piccati come “un serpente con ali da diavolo e un cuore da re“, “un bastardo e un bugiardo“, “una stupida frase da dire davanti a un caffè“. Un personaggio antipatico dunque, o comunque da evitare. “E invece no“, dice e ripete cantando il protagonista della canzone, “nessuno sa“. Una considerazione non banale da portarci sempre con noi quando abbiamo voglia di dare giudizi gratuiti, perché spesso davvero non conosciamo la persona di cui stiamo parlando e, in molti casi, è meglio lasciare il beneficio del dubbio.

UN FILM

harry-ti-presento-sally_la-chiave-di-sophiaRob Reiner – Harry ti presento Sally

Avete mai conosciuto qualcuno così antipatico da diventare la vostra anima gemella? Harry ti presento Sally parte da un interrogativo a dir poco paradossale per costruire una delle commedie romantiche più riuscite della storia del cinema. Possiamo innamorarci di qualcuno che, per una vita, ci è sempre sembrato antipatico e pieno di difetti se alla fine scopriamo che non è poi tanto diverso da noi? L’antipatia si trasforma in un pregio se riusciamo a capire che spesso è solo una corazza per nascondere i sentimenti più veri a chi non conosciamo. Riscoprire il film di Rob Reiner a 30 anni esatti dall’uscita nei cinema è necessario non solo per la meravigliosa sceneggiatura di Nora Ephron e le straordinarie interpretazioni di Meg Ryan e Billy Crystal, ma anche per capire come un pizzico di antipatia possa spesso trasformarsi nel sale della vita.

 

Francesca Plesnizer, Fabiana Castellino, Federica Bonisiol, Giorgia Favero, Alvise Wollner

 

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Una parola per voi: caducità. Ottobre 2019

«October/
And the trees are stripped bare/
Of all they wear/
What do I care?/
October/
And kingdoms rise/
And kingdoms fall/
But you go on and on»

October, U2 (1981)

Questo è il (breve) testo della canzone October degli U2 (potete ascoltarla qui), datata 1981, che dà anche il titolo all’omonimo album. Il disco è il secondo pubblicato in studio dal gruppo irlandese. Uscì – manco a dirlo – proprio nel mese di ottobre e ha un’impronta musicale e poetica estremamente cupa e malinconica, poiché gli U2 stavano affrontando una crisi religiosa che mise a dura prova la loro collaborazione. “Ottobre e gli alberi sono spogliati di tutto ciò che indossano” dice la canzone: le foglie cadono lasciandoli scoperti, nudi (“bare”) ma “what do I care?” canta Bono, “che m’importa?”. La caduta e la morte fanno parte della vita, ma ai regni che cadono seguiranno altri regni che sorgeranno (“and kingdoms rise/and kingdoms fall”), e noi – intesi come specie umana – andiamo avanti e avanti (“but you go on and on”). Gli alberi spogli d’ottobre non sono altro che un segno distintivo dell’autunno – non a caso cadere in inglese si dice “fall” che è anche un sinonimo di autunno/autunnale. La caducità delle foglie è una fase che ha un’attrattiva tutta particolare, rende la terra scricchiolante e l’aria profumata di muschio.
Questo mese la parola per voi è caducità: noi de La Chiave di Sophia abbiamo selezionato per voi un film, dei libri, un’opera d’arte e una canzone che abbiano come tema la caducità, l’ineliminabile fatto che tutto è soggetto a deterioramento, ma che in fondo ogni passo, all’interno di questo processo, può avere il suo fascino (o la sua dose di tristezza).

 

UN’OPERA D’ARTE

caducitàAntoine Watteau – L’insegna di Gersaint

Campeggiano, da una parte, imponenti scene mitologiche, seriosi ritratti e impegnative allegorie moraleggianti, manifesto della Francia grandiosa e vincente voluta da Luigi XIV; figurano, dall’altra, vezzose scenette galanti ambientate in giardini rigogliosi, popolati da giovanotti sciocchi e donzelle maliziose che si elevano a stendardo della mondanità odierna. Siamo nel 1720 e nella bottega del mercante Gersaint il protagonista assoluto è il declino inesorabile dell’arte del Re Sole, la quale, vittima dei colpi di pennello freschi e veloci del nuovo gusto rococò, viene letteralmente messa da parte: un ritratto del grande monarca viene impietosamente chiuso in una cassa insieme ad altri dipinti, che lasciano così spazio ad altre opere realizzate secondo i canoni della nuova moda. Watteau, grande portavoce del linguaggio rococò, narra con scioltezza e un pizzico di veleno la fine di un’epoca, la debolezza e la caducità dei gusti fino ad allora dominanti, la conclusione di un capitolo artistico che ha fatto il suo tempo e per il quale, oramai, non c’è più spazio.

 

UN FILM

OPCC_01_AMOUR_8.14_Layout 1Amour – Michael Haneke

Con delicatezza e poesia, uno stile diverso dal suo abituale, Michael Hanneke ci porta con Amour all’interno della vita di Georges e Anne, due coniugi ottantenni ancora innamorati, capaci di parlare con sguardi e silenzi nati da una complicità lunga tutta una vita. L’improvvisa e devastante malattia di Anne interviene a infrangere i riti e i gesti di una routine cui Georges continuerà ad aggrapparsi finché potrà, in una prova d’amore enorme e spiazzante che accompagna due vite in sospeso, due foglie sul punto di cadere che non rinunceranno a tenersi per mano fino all’ultimo momento.

 

UN LIBRO

marquez-parola-del-meseL’autunno del patriarca – Gabriel García Márquez

Gigante ne è la figura, lento l’incedere del dittatore caraibico. È fonte di odio tra i suoi compatrioti per gli ordini, spesso disumani, che impartisce e oggetto di scherno tra le concubine e i sottoposti per il progressivo infiacchimento del corpo. Il dittatore sta per venir meno, la sua esistenza terminare. Quello di Marquez è un lungo racconto della fine di un uomo, la cui esistenza precaria si evince a ogni passo elefantiaco. Uccide, tortura, diffida di tutti, scrive brevi annotazioni di ricordi o commemorazioni che sparge qua e là per non dimenticare, espediente che ben rende la precarietà e la caducità del generale. Il potere si sgretola ed il tempo del dittatore finisce.

 

UNA POESIA

Mimnermo – Come le foglie

La natura è sempre stata fonte di ispirazione per l’uomo, che fin dalla sua nascita ne ha ricercato nelle forme e nei ritmi uno specchio della propria esistenza. Una conferma di ciò ci arriva da una poesia che arriva a noi dal VII secolo a.C. scritta da Mimnermo, poeta elegiaco greco, che vede nella nascita e caduta delle foglie il ciclo della vita umana. Come dalla tiepida primavera che fa spuntare i germogli verdi, “noi simili a quelle per un attimo /
abbiamo diletto del fiore dell’età“, ci godiamo quindi la giovinezza, una giovinezza spensierata perché viviamo “ignorando il bene e il male per dono dei Celesti“. Si tratta per il poeta di un’età illusoria perché “le nere dèe“, ovvero le Moire (le Parche nella mitologia romana), che detengono i fili del destino di ciascuno mortale, “ci stanno a fianco, / l’una con il segno della grave vecchiaia / e l’altra della morte“.

 

Francesca Plesnizer, Luca Sperandio, Giacomo Mininni, Sonia Cominassi, Giorgia Favero

 

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Una parola per voi: scuola. Settembre 2019

Negli azzurri mattini
le file svelte e nere
dei collegiali. Chini
su libri poi. Bandiere
di nostalgia campestre
gli alberi alle finestre.
 
 
Sandro Penna, Scuola
 
 
Settembre, nella memoria collettiva, riporta alla mente la scuola. Non importa quanti anni abbiamo, se a scuola ci andiamo ancora o se invece manchiamo dai banchi da decenni. Quando agosto se ne va, anche se la temperatura è ancora calda e qualcuno seguita a frequentare le spiaggie finché è possibile, all’arrivo del primo settembre tutti pensiamo alla scuola. A quella sensazione di “nuovo inizio”, agli acquisti in cartoleria – quaderni con le pagine bianche tutti da scrivere, penne e matite colorate, il diario di scuola, da riempire non solo di compiti per casa ma soprattutto di dediche e pensieri. Sandro Penna ci fa viaggiare verso un’idea di scuola un po’ retrò: gli scolari con i grembiuli neri che rapidi entrano nell’edificio scolastico per poi stare chini sui libri, nostalgici, a rimirare dalla finestra gli alberi simbolo dell’estate che sa di campestre e che anche quest’anno è finita.
Quali sono i libri, i film, le canzoni e le opere d’arte che riflettono sull’idea di scuola? Dell’impatto (positivo o negativo) che essa ha o ha avuto su di noi, di come ci ha formati e di quanto, ancora, la porteremo sempre dentro, assieme a quella sensazione d’inizio settembre, fatta “di azzurri mattini” e di grembiuli neri?
La parola per voi di questo mese scelta da noi de La Chiave di Sophia è “scuola”.
 
 
UN LIBRO

cuore-la-chiave-di-sophiaCuore – Edmondo De Amicis

È nella Torino post-unitaria che si snodano le narrazioni racchiuse in Cuore. È l’ottobre del 1881 e la scuola ricomincia per la classe di Enrico Bottini: con essa riprendono i compiti, i litigi tra scolari e le successive riappacificazioni. Un microcosmo, che si sviluppa lungo un anno scolastico, intrecciato alle vicende macroscopiche della malattia, della lotta alla povertà, del processo di alfabetizzazione e, infine, della morte. Ecco che i racconti di Bottini si mescolano alle lettere della famiglia e alle storie mensili proposte alla classe dal maestro Perboni. Dalla piccola vedetta lombarda al tamburino sardo l’anno scolastico risplende di fanciulli la cui umanità e il cui patriottismo diventano il fil rouge dell’intera narrazione.

 

UN FILM

la-scuola-chiave-di-sophiaLa scuola – Daniele Lucchetti

La classe 4A, protagonista di questo film, affronta il momento più importante dell’anno, il giorno atteso fin dal primo giorno dell’anno scolastico: l’ultimo giorno di scuola! Giorno di ultime interrogazioni e scrutini, durante il quale professori e studenti arrancano tra asperità presenti e ricordi di un anno scolastico ormai terminato. Lo sguardo è rivolto al futuro, tutto da guadagnare, con la speranza che possa essere il più incoraggiante e affrontabile possibile. Perché la fine della scuola è il preambolo di un nuovo inizio, di un nuovo ciclo e una nuova vita: è l’occasione di spezzare in qualche modo il circolo vizioso. Non importa come, basta avere un’altra occasione. Chi si ferma è perduto!

 

UNA CANZONE

olympia-chiave-sophiaOlympia – Hole

Appartenente all’album Live through this (1994) e nota anche con il titolo di Rock Star ‒ essendo la copertina dell’album già stampata quando si scelse di scartare l’ultimo motivo per via del testo, con allusione al Nirvana all’indomani della morte di Kurt Cobain ‒ Olympia è una canzone di contestazione («What do you do with a revolution?»), un invito alla ribellione e all’anticonformismo («Come on make me real»), un grido contro le istituzioni – in particolare la scuola – omologanti («When I went to school in Olympia everyones the same…we look the same, we talk the same»). E come non ricordarla nella colonna sonora di Io ballo da sola (1996) di Bernardo Bertolucci?

 

UN’OPERA D’ARTE

la-scuola-del-villaggio chiave sophiaLa scuola del villaggio – Giuseppe Costantini

Una vecchia cucina improvvisatasi aula, con una lavagna e un planetario a segnarne il nuovo status; scugnizzi con vestiti consumati, sporchi e strappati, scalzi o con scarpe consunte, impegnati chi a leggere, chi a scrivere su un tavolo troppo alto, chi a risolvere un’operazione alla lavagna, chi ad ascoltare il maestro, chi ancora a tentare inutilmente di attirare l’attenzione, punito col cappello da asino. È La scuola del villaggio di Giuseppe Costantini, un’opera verista che l’autore nolano tratteggia con affettuosa partecipazione. Insegnante anch’esso, Costantini nobilita la scena di povertà e miseria, ma di grande forza vitale, accostandola a iconografie religiose, col maestro-Cristo, i bambini-apostoli, l’asino-Giuda, in un cenacolo familiare tenerissimo e coinvolgente. Uno spaccato di storia napoletana e italiana, una dichiarazione d’amore personalissima a quel microcosmo che è la scuola.

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Matteo Astolfi, Rossella Farnese, Giacomo Mininni

 

[Photo credits unsplash.com]

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Una parola per voi: sospensione. Agosto 2019

“Eccoci nella pineta, al crocicchio dove sono i limonari, con i gitanti stesi all’ombra dei pini, le radio accese, i cartocci e le bottiglie di Ferragosto”.

Alberto Moravia, Scherzi di Ferragosto

Nel suo racconto Scherzi di Ferragosto, Alberto Moravia narra di una giornata afosa, intrisa di noia e fastidio. Il protagonista del racconto è rimasto a Roma, in questo giorno di festa, senza amici, famiglia, ragazze o cose da fare. È per questo che accetta l’invito dell’antipatico Torello, un giovanotto suo conoscente che «all’insolenza naturale aggiungeva quella dei quattrini». I due vanno a Fregene, ma durante il tragitto in macchina si imbattono in una strana coppia composta da un ricco italo-americano manesco e da una bella donna bionda molto civettuola. Torello non perde occasione per tentare di abbordare la ragazza, infischiandosene della presenza del suo compagno. Il protagonista del racconto descrive i fatti lasciando trapelare il crescendo di nervosismo che prova nei confronti di Torello, fino all’epilogo della storia. Questo racconto ci trasporta nell’atmosfera di sospensione tipica del Ferragosto italiano. Lavoratori e studenti, bambini, ragazzi, adulti e anziani, aspettiamo tutti le ferie di Ferragosto – se siamo così fortunati da averle. C’è chi organizza l’annuale grigliata all’aperto con gli amici, chi opta per una gita fuori porta in montagna, al lago, in collina o al mare, proprio come i protagonisti del racconto di Moravia. Sembra di vederli, i gitanti nella pineta di Fregene, stesi all’ombra degli alberi in silenzio, assorti nella loro meritata siesta. In sottofondo il ronzio di una radio che parla o diffonde musica lieve, intorno a loro i resti degli abbondanti pasti e delle bevute refrigeranti. Tutto è fermo, ha il sapore di un’irrealtà tutta estiva, intrisa di calore e riflessioni frammentarie. La città, il posto di lavoro, il tran tran quotidiano, sono lontani, paiono irraggiungibili, sembrano inesistenti. Torneranno, ma non ora: ora è il momento della sospensione.

Riuscite a pensare a dei libri, a un film, a una canzone e a un’opera d’arte che evochino questa atmosfera? Come sempre, noi de La Chiave di Sophia ci abbiamo provato! La parola per voi del mese di agosto è: sospensione. Buone ferie a tutti!

 

UN LIBRO

volti-nella-folla-chiave-di-sophiaVolti nella folla – Valeria Luiselli

Sospensione su due piani. Una giovane donna, voce narrante dell’opera, decide di fermarsi e con lei anche la sua quotidianità. In fondo, la sua vita privata è fatta di cose comuni, a volte banali, tant’è che decide di metterle a intermittenza in pausa. Inizia così a scrivere un romanzo in cui racconta della sua giovinezza newyorchese, quando viveva di poesia e di incontri con individui bizzarri. Ben presto il lettore diviene spettatore di un sottile e complesso gioco, dove la protagonista sceglie di volta in volta la realtà da mettere in pausa e quella da portare alla luce, con i relativi momenti e personaggi.

 

UN FILM

gli-invisibili chiave di sophiaGli invisibili – Oren Moverman

Giorni sospesi, ore uguali una all’altra, tempo da riempire, niente da fare, solitudine, noia. Quello che per Moravia è lo stato di pochi giorni estivi, per il George de Gli invisibili è una condizione perenne, un’esistenza ai margini, separata da tutto e tutti, invisibile, appunto, agli occhi di chi conduce una vita normale. Richard Gere ci trasporta in un mondo sempre sotto i nostri sguardi ma fuori dalla nostra percezione, una realtà in cui il vuoto e la noia di Ferragosto sono una costante quotidiana, una dimensione senza tempo che resta perennemente in sospeso su una vita interrotta.

 

UNA CANZONE

estate-negramaro-chiave-di-sophiaEstate – Negramaro

Con Estate dei Negramaro, singolo uscito il 30 giugno 2005, tutto si ferma e resta in bilico. A sorreggerci sembra esserci solo un’insensata voglia di equilibrio, quello stato di perfezione che vieta errori ma che impedisce anche di vivere. Finché lo scenario non cambia: in bilico, tra tutti i miei vorrei, non sento più quell’insensata voglia di equilibrio, che mi lascia qui a disegnar capriole che a mezz’aria mai farò. Finalmente arriva quella voglia di riscatto, quella voglia di vorrei, di desideri, quella voglia di vita che auguriamo a tutti di sentire ed esperire. La canzone ci insegna a lasciarci andare, anche solo per qualche attimo, senza essere prigionieri della paura: viviamo la nostra vita, buttiamoci nell’ignoto, piangiamo per i nostri errori e poi… rialziamoci! Viviamo, non sopravviviamo!

 

UN’OPERA D’ARTE

magritte_la_condizione_umanaLa condition humaine – Magritte

Visitabili rispettivamente alla National Gallery of Art di Washington e alla Collezione ginevrina Simon Spierer, le due tele, di taglio fotografico, realizzate dal surrealista belga pongono il dilemma dell’ambiguità tra reale e fantastico mettendo in discussione la percezione dello spettatore di fronte a un meta-quadro. Attraverso quanto fuori dalla finestra, al di là del cavalletto, Magritte vorrebbe infatti proporre una scena, straniante e sospesa, di cui non conosciamo il grado di realtà/idealizzazione

 

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Giacomo Mininni, Martina Notari, Rossella Farnese

 

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Estate con Sophia: i nostri consigli di lettura brevi ma ben pensati

Alcuni di noi stanno per partire per le vacanze e in questi giorni si è avviato un gran bel dibattito nelle nostre chat per suggerirci a vicenda dei libri da mettere in valigia. Convinti che anche voi state affrontando o affronterete gli stessi dilemmi, abbiamo pensato di condividere con voi alcune selezioni di lettura su cui siamo stati tutti d’accordo. I criteri fondamentali sono stati questi: riflessione, brevità, godibilità.
Ogni membro della Redazione ha scelto due titoli a sua opinione fondamentali, selezionati accuratamente in base alle proprie inclinazioni e i propri interessi. Ottimi per essere letti o riletti, scoperti o finalmente scelti, dopo averli puntati da diverso tempo, per il vostro tempo libero, ecco a voi i libri con cui trascorrere le vostre vacanze!

 

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SARA

 

sara-libri_la-chiave-di-sophiaSara sta affrontando un dottorato di ricerca in etica clinica, infatti la sua specialità sono le tematiche legate alla bioetica. Per questo vi consiglia L’intruso del filosofo francese Jean-Luc Nancy: si tratta di un testo autobiografico sull’esperienza di trapianto di cuore che l’ha indotto ad una riflessione identitaria che ha molto da raccontare anche sul nostro rapporto con l’alterità. In alternativa, da inguaribile romantica, Sara vi consiglia il Simposio di Platone: un testo famosissimo anche perché accessibilissimo che condensa attraverso la forma incalzante del dialogo le prime riflessioni filosofiche occidentali sul tema più grande di tutti. Se ve l’hanno consigliato già in tanti e non l’avete letto, forse è l’ora di farlo!

 

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ALESSANDRO

 

alessandro-tonon-libri_la-chiave-di-sophiaLa riflessione sull’esistenza e la ricerca di senso sono due tra i temi più cari ad Alessandro, che non a caso lavora anche come counsellor. Proprio grazie al suo lavoro sa bene come la felicità e la sua ricerca costituiscano una vera e propria costante per l’essere umano. A tutti coloro che si ritrovano in questa affermazione, lui consiglia L’arte di essere felici esposta in 50 massime di Schopenhauer perché proprio l’elaborazione di questi pensieri ha aiutato il filosofo a superare alcuni momenti difficili della propria vita. Una chiave importante per la felicità tuttavia è conoscere sé stessi: in questo trova essere illuminante un breve scritto del filosofo austriaco Martin Buber dal titolo Il cammino dell’uomo. Si tratta di un libro che parla direttamente al cuore del lettore e lo esorta a tornare in sé stesso perché questo è il vero inizio del cammino umano.

 

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ANNA

 

anna-tieppo-libri_la-chiave-di-sophiaPer questa selezione Anna ha cercato tra i suoi autori preferiti risalendo fino agli anni del corso di laurea in Letteratura contemporanea e ha scelto uno dei testi più intimi e intensi di Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato. La forza di questa raccolta di lettere sta anche nella definizione generica della protagonista, che permette a chiunque legge (se donna) di ritrovarsi nelle sue parole; esso ha origine dalla vicenda personale della scrittrice ed è una riflessione non solo sulla maternità e sull’essere donna ma anche sul concetto di identità. Sull’identità/alterità e sulla vita vissuta come su un palcoscenico vi propone invece Nebbia dello spagnolo Miguel de Unamuno, per molti un degno anticipatore di Pirandello.

 

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MASSIMILIANO

 

massimiliano-mattiuzzo-libri_la-chiave-di-sophiaAnche Massimiliano come Sara suggerisce qualcosa dal sapore antico, qualcosa che ci riporta nelle profondità, alle origini della nostra cosiddetta cultura occidentale.  L’angolazione da lui privilegiata è quella di Nietzsche, che nel corso dell’Ottocento grazie alla sua opera La nascita della tragedia ci introduce con chiarezza e in modo magistrale nell’universo tragico greco, del quale oggi dovremmo riscoprire alcuni elementi. Molto più dura per lui è stata la scelta tra gli scritti del suo autore preferito, Dostoevskij. Il consiglio è questo: prima di tentare la scalata a mattoni come I fratelli Karamazov o I demoni, lasciatevi sedurre da Memorie dal sottosuolo. Si tratta di un viaggio introspettivo tra i migliori mai scritti che (lo promette) cambierà completamente nel lettore il suo approccio nei confronti di sé stesso e delle proprie riflessioni. Sembra convincente, non trovate?

 

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FEDERICA

 

federica-libri_la-chiave-di-sophiaFederica non ha dubbi: la lettura migliore sotto l’ombrellone sono i Pensieri di Blaise Pascal, il quale con la sua scrittura intuitiva e veloce ma allo stesso tempo profonda confeziona un testo aperto a molteplici riflessioni sui grandi temi dell’esistenza, come la felicità, il tempo, la giustizia. Ugualmente scorrevole e denso di riflessione è Il viandante della filosofia, scritto da Umberto Galimberti con Marco Alloni, lettura ideale per approcciarsi all’opera di Galimberti ma anche alla filosofia stessa, intesa qui come disciplina che può aiutare ad analizzare meglio la contemporaneità e dunque a comprenderla. Del resto Galimberti resta giustamente nel cuore di tutti coloro che si sono laureati in filosofia a Ca’ Foscari.

 

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ELENA

 

elena-casagrande-libri_la-chiave-di-sophiaUna persona come lei che, oltre alla filosofia, ama il trekking e la montagna non può non consigliare Camminare di Henry David Thoreau, un libro che diventa un inno alla libertà dell’uomo che vede nel camminare un moto di elevazione spirituale, un itinerario interiore verso la purezza infinita e divina. Camminare è un modo per recuperare la dimensione della natura, un rimedio all’incontrastato progresso tecnico e industriale già nell’epoca in cui è stato scritto e valido forse ancora di più nel mondo odierno. Le montagne e il paesaggio ritornano anche in Barnabo delle montagne del grande Dino Buzzati, sua prima opera che apre ai suoi grandi temi, come quello dell’attesa e del tempo in sospensione. Il rapporto tra paesaggio e singolo diventano metafora della relazione anima-natura che si ritrovano proprio nel personaggio della guardia forestale Barnabo. L’ideale lettura ad alta quota!

 

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GIORGIA

 

libri-giorgia-favero_la-chiave-di-sophiaVenendo da studi legati all’arte, l’architettura e il design, Giorgia si è avvicinata alla filosofia attraverso l’estetica e niente, dal suo punto di vista, può equiparare la delicatezza e completezza di quella giapponese. A chi volesse aprire una porticina in quel mondo consiglia uno dei must, The book of tea (tradotto in vari modi) di Kakuzo Okakura. In meno di cento pagine il lettore potrà cominciare a capire che cosa sia lo zen di cui tutti parlano attraverso il rituale del tè ma non solo. La filosofia tuttavia serve anche a far luce sulle grandi problematiche della modernità, per questo consiglia Lettera aperta agli animali del filosofo francese contemporaneo Fréderic Lenoir: libro per “coloro che li amano” (come suggerisce il sottotitolo) ma soprattutto per coloro che si stanno ancora chiedendo se quella vegana e vegetariana possa essere davvero soltanto una moda.

 

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GIACOMO

 

giacomo-dallava-libri_la-chiave-di-sophiaLe neuroscienze sono la specialità di Giacomo: danno quel tocco di praticità che può dare un aiuto concreto alla riflessione e soprattutto all’azione che ne consegue. Ecco allora che vi consiglia Il piccolo principe si mette la cravatta di Borja Vilaseca: una favola di come la promozione dello sviluppo personale e dell’intelligenza emotiva delle persone possono essere strumenti reali per migliorare la vita all’interno dell’ambito lavorativo. Restringendo invece il campo alla dualità tra tu ed io, un libro assolutamente consigliato è quello scritto da Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia, il migliore per comprendere i neuroni specchio: So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Libro alla portata di tutti che ci illumina sul modo in cui riusciamo a comprendere le azioni altrui, dando anche spiegazione ai nostri comportamenti sociali e individuali.

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ALESSANDRO

 

alessandro-basso-libri_la-chiave-di-sophiaAnche grazie ai suoi studi in Storia e Antropologia, Alessandro è un acuto osservatore della realtà e dei fatti di attualità che ci coinvolgono giornalmente. Anche per questo consiglia a chi non l’ha ancora letto un grande classico, La fattoria degli animali di George Orwell: con disarmante semplicità infatti lo scrittore britannico scrive un testo dalle innumerevoli chiavi di lettura con cui accedere a grandi temi della nostra attualissima realtà, tra cui per esempio la manipolazione delle parole, dei concetti, delle frasi. In alternativa, per tutti coloro che sono alla ricerca di un percorso nel proprio profondo, un testo molto accessibile ma denso di significato è Il profeta di Khalil Gibran, poeta libanese naturalizzato statunitense. Ricorda vagamente uno Zarathustra nietzschiano, ambientato in un contesto orientaleggiante e misterioso, e porta dritto all’interno di un viaggio interiore.

 

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LUCA

 

selezione-libri-lucaLa scelta di Luca ricade su un libro che racconta la realtà nuda e cruda, piena di paradossi, oscenità, eventi inspiegabili ma ordinari. Con una realtà del genere non c’è bisogno di fantasticare e sforzare l’immaginazione! Così ci viene raccontata da Franz Kafka nella sua opera Il processo: capolavoro dell’assurdo raccontato dal punto di vista del suo protagonista, K. Concludiamo infine le nostre selezioni estive con un magnifico libro sui libri, scritto da un autore noto soprattutto come romanziere ma in realtà grande saggista. Il titolo è La memoria vegetale e l’autore è Umberto Eco. Un libro dallo stile coinvolgente e ironico, un viaggio nella storia della carta stampata sia per chi ne è già appassionato ma anche per chi legge occasionalmente.