Dalla percezione al ragionamento

Chi vorrà aprire La valigia del filosofo1 da oggi troverà, insieme alle grandi carte da gioco, alla macchina della verità, alle sagome di lettere per comporre parole, insieme a ciò che c’era già, alcuni oggetti meno bizzarri, di cui non sarà così facile individuare subito un uso determinato e preciso: tanti fogli colorati di cartoncino non ancora disegnati, non ancora tagliati, e altri materiali neutri. Accuratamente divisi per tipo, in scatole tutte uguali: pezzetti di legno, cubetti di gommapiuma di varia morbidezza, semi di girasole, carta vetrata, fili di lana, sottili fogli di alluminio. Come mai proprio questi oggetti sono appena entrati in valigia, forse a prima vista così poco utili al lavoro di un vero filosofo?

A partire dall’anno scolastico che è appena iniziato La valigia del filosofo si è aperta alla progettazione e alla conduzione di laboratori rivolti ai più piccoli, di età compresa tra i tre e i cinque anni. A partire da qui, dunque, l’esigenza di trovare linguaggi adeguati all’età e di costruire il nuovo percorso didattico con attività volte ad ampliare la conoscenza del bambino di ciò che lo circonda, attraverso l’esperienza concreta e la sperimentazione diretta. Nella pedagogia di Bruno Munari abbiamo trovato i punti fermi teorici più convincenti e naturali, e da lì ci siamo mosse per pensare i giochi creativi che compongono il percorso di scoperta del segno e della forma. Emerge in modo evidente, in particolare dallo studio dei laboratori tattili di Bruno Munari dei primi anni ’80, la necessità di strutturare la comunicazione con il bambino non solo attraverso i consueti canali verbale e visivo. Se teniamo presente che “la conoscenza del mondo, per un bambino, è di tipo plurisensoriale”2, possiamo privilegiare modalità di apprendimento basate sull’uso della comunicazione tattile, olfattiva e uditiva in senso ampio. Giochi di “allenamento” della percezione, durante i quali i bambini siano liberi di sperimentare una grande quantità di contrasti, come pure di minime differenze tattili od olfattive, arricchiscono la loro esperienza. Nel momento in cui, poi, i bambini riflettono ed esprimono un pensiero in merito, stabiliscono relazioni tra le percezioni, le nominano e le raggruppano per somiglianza, il gioco diventa capace di stimolare la loro capacità critica. Ed è già propedeutico a un pensiero filosofico che in età più avanzata può attingere con agilità direttamente ai concetti. Se un bambino, di fronte a una serie di pezzetti di carta vetrata messi in ordine dal più liscio al più ruvido, cerca di immaginare un grado di ruvidezza intermedio tra quelli di due pezzetti realmente esistenti, sta già attivando un’operazione di astrazione. Sperimentando in modo diretto una scala di gradazioni, con le sue sfumature concrete, presto farà suo il concetto di gradualità e quello di successione.

C’è poi un secondo snodo teorico che riteniamo particolarmente interessante e funzionale al discorso di introduzione al ragionamento logico: la funzione delle regole nell’esercizio della creatività. Nella didattica di Bruno Munari la riflessione sul ruolo delle regole da inserire nell’esperienza laboratoriale si concentra spesso sulle modalità di intervento dell’adulto durante l’elaborazione di composizioni grafiche o materiche, che devono essere pensate per abituare il bambino a sentirsi il più possibile autonomo. L’adulto può indicare regole d’uso dei materiali, che ne evidenzino le caratteristiche tecniche e che diano la possibilità al bambino di dare forma in modo efficace a ciò che ha in mente. L’operatore o l’insegnante può “aiutare a fare, ma mai dare idee già fatte”3. L’introduzione di determinate regole nel gioco creativo rivela la sua importanza fondamentale quando si risolve in un metodo di lavoro e quando il bambino, rispettandole, scopre di agire e pensare liberamente a partire da alcuni punti fermi. La stabilità delle regole, oltre a dare sicurezza, abitua a familiarizzare con la presenza, in ogni composizione creativa, di una sua struttura interna. Lo sviluppo della capacità di individuare regole che strutturano la comunicazione verbale, visiva o tattile, introduce le basi per il ragionamento logico, al quale viene dedicato uno spazio specifico nei percorsi didattici della valigia rivolti ai bambini più grandi.

In uno degli incontri finali del laboratorio dedicato alla scoperta del segno e della forma, proponiamo ai bambini di comporre partiture, in un esercizio di avvicinamento alla scrittura. Al posto delle lettere e delle parole, per ora, ci sono i colori. Una striscia di biadesivo è il rigo sul quale “scrivere”, incollando frammenti di cartoncino blu, rosso e giallo. Le regole del gioco, poche e ben definite, consistono nel coprire tutta la striscia adesiva, senza lasciare spazi vuoti, e nel seguire il verso da sinistra a destra: lasciano grande libertà di espressione e corrispondono ad alcuni elementi costitutivi della scrittura, che vengono così assimilati giocando.

 

La valigia del filosofo

NOTE:
1. La valigia del filosofo è un progetto di logica e filosofia per bambini e ragazzi nato nel 2015, a cura di Elisa Dalla Battista e Francesca Lurci.
2. B. Munari, I laboratori tattili, collana Giocare con l’arte, Zanichelli, 1985.
3. B. Munari, I laboratori tattili, collana Giocare con l’arte, Zanichelli, 1985.

 

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Tra parole e immagini

Grandi carte da gioco colorate ordinate sul pavimento della palestra e le espressioni concentrate dei bambini, attenti a non scivolare col pennarello mentre scrivono, o forse disegnano, i loro pensieri su fogli trasparenti. È questo uno dei momenti che compongono il percorso didattico Le meraviglie che Alice trovò, pensato per avvicinare i bambini alla lettura dei celebri romanzi carrolliani Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò e per introdurre, giocando, la riflessione su alcuni dei principali temi filosofici e logici in essi contenuti. Le carte da gioco nel Paese delle Meraviglie si muovono e interagiscono con Alice, animando il suo mondo. La Regina di Cuori ha un carattere davvero difficile, è così irascibile! Il Cinque e il Sette, invece, litigano sempre in un modo così buffo!

Le carte che escono dalla nostra valigia, per fortuna, riescono a stare decisamente più ferme. Prendono vita da ciò che dicono i bambini e ci aiutano a ricostruire la storia. Nel nostro mondo non possono essere diverse di carattere, ma hanno differenti funzioni: ci sono carte soltanto da leggere e carte da osservare, con le illustrazioni originali di John Tenniel. Ci sono, poi, carte che contengono il disegno di un oggetto e qualche parola, in alcuni casi una frase: sono le carte di picche, quelle che servono per costruire un ponte tra il nostro mondo e quello di Alice. Gli oggetti disegnati appartengono al vissuto di ciascun bambino. Un orologio, una tazza di tè, una rosa. Il modo in cui sono disegnati permette un confronto con le tavole di Tenniel, volto a mitigare gli aspetti di difficoltà nella lettura di immagini che possono sembrare ormai distanti dalla loro sensibilità.

È il Coniglio Bianco che, estraendo frettolosamente l’orologio dal taschino, dice tra sé «sono in ritardo!»: le parole o le frasi che accompagnano gli oggetti forniscono gli spunti per individuarne il legame rispetto a una situazione o a un personaggio incontrato da Alice. E, nel contempo, introducono un tema filosofico, come quello del tempo, sul quale i bambini sono invitati a sviluppare una riflessione personale, da condividere con gli altri. Cosa vuol dire essere in ritardo? Ci sono cose che per abitudine facciamo in fretta, ma che dovremmo fare con più calma? Di fronte al sei di picche, poi, possiamo chiederci se i discorsi strampalati del Cappellaio Matto, che confondono così tanto le idee ad Alice, siano davvero soltanto parole senza senso. Proviamo a riflettere, per esempio, sul significato di alcune inversioni: siamo proprio sicuri che il significato dell’affermazione «mi piace quello che ho» sia equivalente a quello di «ho quello che mi piace»?

I temi filosofici che emergono seguendo Alice nelle sue avventure sono molti e di varia natura. Alcuni, prettamente logici, introducono giochi linguistici, altri conducono all’approfondimento di questioni che riguardano il vissuto dei bambini, le loro emozioni e le loro esperienze quotidiane. Così, dopo una fase di scambio e di dialogo sui vari temi, ciascun bambino crea un calligramma, a partire dai disegni e dalle parole delle carte di picche. Attraverso il segno grafico viene consolidato il nesso tra oggetti e personaggi che popolano l’universo fantastico di Alice e il mondo reale della vita di ogni giorno, in modo libero e più o meno profondo. Le modalità di creazione di un calligramma sono descritte ai bambini in modo semplice, inizialmente senza riferimenti esterni alla storia di Alice: lo stesso Lewis Carroll dispone le parole che il Topo rivolge ad Alice a formare una coda lunga, tortuosa e via via sempre più sottile. Ed è questo il primo calligramma che presentiamo ai bambini: una poesia le cui parole sono stampate sulla pagina del libro in modo da creare graficamente l’immagine di un oggetto, la coda, che ha a che fare con il contenuto semantico della poesia stessa. Il nesso tra universo fantastico e realtà, ma anche la sensibilità filosofica dei bambini, emergono nei loro calligrammi in modo più o meno evidente e personale, perché viene lasciata loro la possibilità di scegliere tra due diverse modalità di elaborazione. Attraverso la prima, più tradizionale, “è la parola a disegnare se stessa”, denotando l’oggetto cui si riferisce a livello semantico e, nello stesso tempo, connotandolo visivamente1. In questo esercizio, solo apparentemente banale, il bambino potrà usare una quantità più o meno grande di parole: nel caso della rosa, per esempio, le potrà dare forma soltanto con la parola «rosa», o potrà introdurre anche le parole «petalo», «gambo», «spina». Con la seconda modalità, quella che auspichiamo sia scelta, le parole si legano ad esprimere un pensiero filosofico2. Speriamo che l’oggetto cui danno forma, che appartiene sia al mondo di Alice sia al vissuto dei bambini, da ora in poi porti con sé nuovi significati.

La valigia del Filosofo

 

NOTE:
1. L’artista svedese Thomas Broomé usa le parole come texture per disegnare gli oggetti da esse denotati, ottenendo effetti visivi davvero sorprendenti.
2. In questo caso il riferimento è al poeta francese Guillaume Apollinaire, uno dei più conosciuti autori di calligrammi, ma anche a Lewis Carroll e alla sua coda del Topo.

 

 

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Tra lonfi e bacche rosse

Era arrivata l’ora di tornare a casa. Salutammo tutti e, valigia alla mano, lasciammo la locanda. La bambina ancora una volta si offrì come nostra guida e prendemmo a est, verso il faggeto.

Dentro il bosco tirava un filo di vento e sul terriccio tremolavano macchie di luce. Passammo buona parte del cammino a osservarle mentre cambiavano forma e dimensione. A mano a mano che procedevamo, si facevano più rade perché il bosco diventava più fitto. D’intorno, gli alberi divenivano più alti e sottili.

Nel cuore del faggeto c’erano alcuni cespugli con bacche rosse o blu, e qualche animaletto che correva qua e là. Ad un certo punto sentii un verso grave e furibondo e domandai cosa fosse. La mia amica disse che sembrava un barrito, ma la bambina la corresse: è un barigatto1!

Che animale è il barigatto? Chiesi.

Non è un animale, è un verso! Mi rispose. Il verso del lonfo. D’estate i lonfi vengono qui, nel faggeto, per rifugiarsi dal caldo. È normare quindi sentirne i barigatti.

Ah i lonfi certo, capisco, rispose la mia amica. E che cosa sono?

Guarda laggù, quello è un lonfo! E se guardate bene, ci disse, davanti al lonfo c’è un cespuglio pieno di bacche rosse.

Le mangia? La interruppi.

No, ma d’estate il bosco si riempie di queste bacche rosse, e ogni volta che si riempie di bacche rosse arrivano anche i lonfi.

Quindi il profumo o il colore delle bacche attira i lonfi? Chiese la mia amica.

No, diciamo che è più una coincidenza che un rapporto causale. Cioè, non è che la comparsa di quei frutti sui cespugli comporti l’arrivo di lonfi. Piuttosto, si può dire che i due eventi abbiano una causa simile per la quale si ritrovano a essere nello stesso luogo nello stesso periodo dell’anno. Le bacche rosse maturano in estate e proprio in quel periodo dell’anno i lonfi arrivano al faggeto, per ripararsi dal caldo torrido.

Ci avvicinammo al lonfo con cautela: la bambina ci aveva detto di evitare cionfi o lugri, altrimenti il lonfo ci avrebbe sicuramente sbidugliate e arrapignate, o, che era molto peggio, botaliate e criventate. Comunque aveva proprio un’aria buffa, questo lonfo.

Dopo un po’ salutammo il curioso animale e continuammo per la nostra strada. Quando uscimmo dal faggeto ci ritrovammo dove la nostra avventura era iniziata, nel largo prato della città senza nome2. Era passata già una giornata.

Che bella giornata! Disse la mia amica.

Posammo la valigia sul prato, quella valigia che ci eravamo portate alla locanda, la valigia del filosofo.

Chissà, continuò lei, cosa sarebbe successo se avessimo preso con noi un’altra valigia, ad esempio la valigia degli oggetti all’incontrario.

Sarebbe stata ben più strana! Te lo immagini un mondo all’incontrario? Disse la bambina. La gente che cammina nel cielo, le nuvole nel mare a nuotare… Nel mondo all’incontrario, poi, io non sarei più una bambina, anzi forse è meglio dire che non sarei ancora una bambina, dato che tutti nascerebbero anziani e morirebbero neonati.

E altro che valigia del filosofo! Irruppe una voce che subito continuò: lì ci sarebbe stata una aigilav led ofosolif!

Scoppiammo a ridere alle parole di quel bambino che avevamo incontrato il pomeriggio del giorno prima, proprio lì, nella città senza nome.

La valigia del filosofo

 

NOTE:

1 Cfr. Il Lonfo in Fosco Maraini, Gnosi delle fanfole (1978)

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa legica busia, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

2 Cfr. Dove trovammo la valigia del filosofo.

Crostate rubate

Era tarda sera e ci fermammo a dormire alla locanda. Saremmo rientrate a casa l’indomani.

Non c’erano tende né persiane e la luce ci svegliò molto presto. Quando arrivò l’ora della colazione, ci presentammo nella sala. La bambina, che era solita frequentare la locanda, si accorse subito che al menù della colazione mancava la cosa più importante: le crostate!

Quasi l’avesse letta nel pensiero, la locandiera entrò nella sala insieme alla cuoca e gridò. Chi ha rubato le crostate?.

Forse non c’era bisogno di gridare, pensai, dato che non c’era per nulla confusione ed eravamo, in sala, soltanto quattro: al nostro tavolo io, la bambina e la mia amica, e nel tavolo in fondo quel bambino che avevamo incontrato il giorno prima nella città senza nome1. Ad ogni modo, ci voltammo verso la locandiera con aria curiosa. Il bambino fu il primo ad avanzare un’ipotesi, e lo fece con un tono che rispondeva alla gentilezza della cuoca.

Forse ti sei dimenticata di essere una cuoca, stamattina, e ti sei scordata di prepararle, le crostate.

Ma la cuoca non soffriva di amnesie, quindi l’ipotesi era da escludere. E aveva usato una marmellata di ribes rossi che sarebbe scaduta il tredici novembre del duemiladiciotto, gracchiò.

Risolverò questo caso! Continuò il bambino. Forse allora le ha mangiate la cuoca, le crostate. Sì, magari stamattina non voleva soltanto cucinare cose buone e mangiare, come fanno i cuochi, gli avanzi dei pasti. Probabilmente stamattina aveva molta fame e si era pappata tutto!

Non è possibile, gli ricordò la bambina, ineccepibile. La cuoca è celiaca e quelle crostate contengono glutine.

Mmm… Forse oggi è il Giudigiugno?

Cos’è il Giudigiugno? Intervenne la mia amica.

È un giorno di giugno in cui le persone lanciano le torte giù dalle finestre e dai balconi per centrare i passanti, spiegò la bambina.

No comunque, oggi non è il Giudigiugno, rispose la bambina. E poi, puntualizzò, le torte che si lanciano il Giudigiugno devono contenere la panna montata. Non mi risulta che le crostate abbiano la panna!

Forse, allora, qualcuno ci ha fatto uno scherzo e ha nascosto le crostate ai ribes rossi nella cassaforte dietro al quadro dell’anatra2!

Veramente quell’anatra è un coniglio, comunque no, è impossibile: qui non ci sono passaggi segreti, disse la bambina dopo aver scostato il quadro.

Allora qualcuno per dispetto deve averle dipinte di… di… verde, e averle messe su quella lunga tovaglia verde con la quale adesso si mimetizzano!

Scrutammo la tavola e spostammo la tovaglia: era leggera e non vi era nulla su di essa.

Ho capito! Si fece serio. Ci dev’essere stato un equivoco. La donna delle pulizie ha scambiato il cestino delle crostate con quello del bucato e le crostate sono finite in lavatrice. Mamma mia, speriamo di no!

Tranquillo, neanche questo è possibile perché la lavatrice è vuota. Hai comunque tantissima fantasia, dissi io.

A volte riesco a credere a sei cose impossibili, prima di fare colazione3.

Invece, irruppe la mia amica, è possibile che manchi qualcuno, tra noi?

C’era effettivamente un ospite ancora, tra coloro che non si erano già svegliati. Era uscito senza fare colazione, o così ci aveva detto. La locandiera insinuò che doveva essere stato lui, anche perché ogni volta che alla locanda si sforna una torta, lui non si tira mai indietro. Come aveva fatto a non pensarci prima e com’era lampante questa prova, esclamò rimproverandosi.

Sembravano non esserci dubbi, ma la bambina osservò: non siamo un po’ troppo frettolosi? Non è detto che, se finora è sempre accaduto così, anche stavolta non faccia eccezione. Non c’era scritto da nessuna parte, dopotutto.

L’osservazione della bambina non faceva una piega e fu molto apprezzata. Ma ancora di più fu apprezzata la cuoca, che era già tornata in cucina a imbastire una nuova pasta frolla.

La valigia del filosofo

 

NOTE:

1 Cfr. Dove trovammo la valigia del filosofo.

2 Cfr. Zuppe larghe un metro.

3 Cfr. L. Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, cap. V.

 

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Zuppe larghe un metro

Arrivammo finalmente alla locanda: il gioco1 l’aveva vinto la bambina, seconda la mia amica e io ultima. La locanda aveva un’insegna triangolare e si chiamava “I tre piatti”. Dentro c’erano tre sale, oltre alla cucina, s’intende. Ci accomodammo nella prima, nel tavolo a sinistra, che era di forma triangolare.

Arrivò il cameriere e, senza nemmeno salutare, ci disse che il coperto sarebbe venuto a costare più dei piatti e che questi, come già avevamo intuito, erano tre. La bambina rispose che non c’era problema e anzi, avremmo potuto farne anche a meno, dato che l’avevamo portato con noi, il coperto2. Tirammo fuori la tovaglia da picnic ricamata a mano, tre calici di cristallo, un mucchio di forchette di plastica, qualche piatto e anche la bottiglia di aranciata. Ordinammo una zuppa, una pizza e un piatto del giorno.

Mentre aspettavamo la cena, la mia amica fece un commento sul quadro appeso alla parete. Che bell’anatra, disse.

Io guardai il coniglio nel dipinto e corressi la mia amica: che bel coniglio, volevi forse dire!

Ma scusa, dove lo vedi il coniglio? Rispose lei. Capisco tu abbia fame, ma quello un coniglio proprio non è!

Mi aveva fatto quel commento perché il piatto del giorno, che avevo ordinato io, prevedeva le tagliatelle al ragù di coniglio.

La bambina si mise a ridere e noi la guardammo perplesse.

È una figura ambigua, un’immagine cioè che può essere interpretata in due modi alternativi: come un’anatra, disse rivolgendosi a lei, o come un coniglio, disse guardando me.

Arrivarono finalmente i tre piatti. La bambina, fissando la zuppa della mia amica, tirò fuori la lingua e storse il naso.

Che c’è? Le chiese la mia amica.

Perché prendi la zuppa se non è buona? Chiese la bambina.

Certo che è buona.

Non può esserlo, è una zuppa!

Ma certo che può esserlo: è una di quelle cose che funzionano col metro!

Col metro? Intervenni io.

La mia amica fece cenno di sì con la testa e continuò, sicura di sé: per esprimere un giudizio su certi tipi di situazioni, usiamo il metro.

Continuavo a non capire, dunque la mia amica fu costretta a spiegarsi meglio:

Pensa al metro che srotoli ogni volta che devi aggiustare dei calzini. Devi metterci sopra una toppa e per capire quanto lunga serve prendi le misure col tuo metro, no? Ecco, è come se ogni uomo avesse un metro, per misurare alcune cose, un proprio metro personale che è diverso dai metri degli altri. In questo modo il risultato delle mie misure può essere diverso da quello che ottenete voi con le vostre misure.

Se ci pensi, disse allora rivolgendosi alla bambina, è come se io misurassi la bontà della zuppa con un metro diverso da quello che usi tu. Il mio metro dice che è un piatto che mi piace mangiare, mentre il tuo metro dice il contrario.

Ma ci sono delle situazioni per le quali non usiamo metri? Chiese la bambina.

Beh, se prendessi la frase «I lati di un quadrato sono uguali tra loro», è chiaro che nessuno la metterebbe in dubbio: tutti, ma proprio tutti, penserebbero sia una proposizione incontestabilmente vera.

Ho capito! Esclamò la bambina. Come la pizza, che piace proprio a tutti!

La valigia del filosofo

NOTE:

1 Cfr. Scelte obbligate, strade possibili.

2 Ivi.

Selezionati per voi junior: Natale 2016!

Dicembre ha bussato alle nostre porte, il freddo la fa ormai da padrone, e Natale pian piano si avvicina. Per molti bambini questo periodo di giornate corte e gelide, di nasi rossi e mani congelate malgrado sciarpe e guanti di lana, di alberi addobbati e profumo di dolci e biscotti, è il periodo più bello dell’anno. In effetti, possiamo dargli torto? Forse per gli adulti con il passare degli anni la magia del periodo natalizio si fa sempre più debole; ma poterlo rivivere negli occhi dei figli o dei nipotini ha una magia ancor più speciale!

Siccome ogni Natale ‘ben riuscito’ deve assolutamente offrire un pacchetto scintillante da trovare sotto l’albero e da scartare alla velocità della luce, noi de La Chiave di Sophia facciamo i ‘guastafeste’, e anziché giocattoli, proponiamo a voi genitori a voi zii o a voi nonni Babbi Natale di acquistare qualche libro! Non preoccupatevi, tra i nostri selezionati di oggi, nessun libro grosso o impolverato e nessun libro di filosofia. Vi proponiamo alcuni must-have della letteratura per l’infanzia, che potrete trovare anche in versione album illustrato. Abbiamo infatti scelto per voi una piccola selezione di libri famosissimi e amatissimi, che potrebbero dunque piacere con molte probabilità anche ai vostri bambini ed ai vostri ragazzi, soprattutto se glieli proponete con una bella lettura animata fatta apposta per loro!

Anche se pensate di non essere portati o se vi imbarazzate facilmente, provate a lasciarvi andare ad una lettura ad alta voce, ed improvvisate un momento di divertimento e convivialità che coinvolga tutta la vostra famiglia. Non ve ne pentirete!

 

bastoncino_cover_la-chiave-di-sophiaJulia Donaldson, Axel Scheffler − Bastoncino
Emme Edizioni, 12€, età di lettura 2-5 anni

Il primo libro che vi proponiamo è rigorosamente in tema natalizio. Protagonista è il Signor Bastoncino, un pezzettino di legno che lontano dalla sua famiglia ne dovrà affrontare davvero delle belle. Riuscirà a fare ritorno dai suoi cari? Questa storia in rima è particolarmente adatta per i bambini della fascia d’età della scuola dell’infanzia; le rime infatti sono un elemento particolarmente utile alla memorizzazione della storia e di conseguenza ne facilitano anche la comprensione.

a-caccia-dellorso_cover_la-chiave-di-sophiaMichael Rosen – Helen Oxenbury − A caccia dell’orso
Mondadori, 12€, età 2-5 anni

Un album illustrato famosissimo e amatissimo dai più piccoli. Chi non ha mai desiderato di andare con mamma, papà, fratelli e sorelle, a caccia dell’orso? Gli ostacoli da attraversare saranno tanti: prati, paludi, fiumi… I nostri protagonisti riusciranno a trovare la caverna dell’orso? Questo libro si presta benissimo ad una coinvolgente lettura animata! Se volete trarre qualche spunto per prepararvi alla vostra performance, date un’occhiata ai numerosi video YouTube: noi vi proponiamo questo (in lingua originale).

il-mostro-peloso_cover_la-chiave-di-sophiaHenriette Bichonnier – Pef − Il mostro peloso
Emme Edizioni, 14€, età 4-8 anni

Una storia che è un vero cult della letteratura per l’infanzia, visto il successo che ha ottenuto nel corso degli anni. Questo racconto esilarante non mancherà di divertire appieno anche i vostri bambini. Il mostro peloso, come tutti i mostri, è davvero orripilante: i peli che cospargono il suo corpo tutto intero, poi, non fanno altro che aggravare la sua situazione. Ebbene, il povero malcapitato è così brutto che non riesce affatto a spaventare la piccola Lucilla. Che fine farà allora il mostriciattolo? Se i vostri bambini dovettero affezionarsi a questa storia, leggete loro anche il seguito: “Il ritorno del mostro peloso”.

il-vaso-vuoto_cover_la-chiave-di-sophiaDemi − Il vaso vuoto
Rizzoli, 16€, età di lettura 6-10 anni

Una storia che giunge da mooolto lontano, che vi farà immergere nella Cina imperiale. L’imperatore in carica decide di scegliere il proprio successore mettendo alla prova i bambini del regno con un’abile (e ingannevole) astuzia. Quali saranno le doti che egli considera come le più importanti per diventare sovrani di un impero? Non vorrei svelarvi di più per lasciarvi tutta la sorpresa, ma devo proprio lasciarmi sfuggire un piccolo indizio.. Questo libro è perfetto se cercate un modo per insegnare ai vostri piccoli l’importanza dell’onestà!

lautobus-del-brivido_cover_la-chiave-di-sophiaPaul Van Loon − L’autobus del brivido
Salani, età di lettura 9-12 anni

Per i più grandicelli consigliamo un libro in tema horror, che riuscirà ad avvicinare alla lettura anche quei ragazzi che con i libri non vanno molto d’accordo. I racconti di paura, infatti, possiedono un fascino a cui è davvero difficile resistere. Cari genitori, non vi sarete mica preoccupando? Vi rassicuro: queste storie tenebrose non deluderanno i vostri ragazzi, tutt’altro! Sono sicura che non vedono l’ora di dimostrare il proprio coraggio.

 

Allora, cosa aspettate? Tuffatevi nel vasto e colorato mondo della letteratura per bambini e ragazzi. Chissà, magari ne rimarrete stupiti e affascinati, come è stato per me. Buone letture!

Federica Bonisiol

[Tutte le immagini sono tratte da Google Immagini]

Selezionati per voi JUNIOR: Estate 2016!

Giugno, la fine della scuola, le vacanze… finalmente!

Tra una corsa e l’altra, un tuffo in piscina, un bagno in mare e una passeggiata in montagna, non è mai troppo presto per imparare che anche un buon libro può essere un’ottima compagnia. Ecco i nostri consigli di lettura in tema vacanze, per tutti i bambini!

il leone buono - La chiave di SophiaErnest Hemingway, Il leone buono, Mondadori 2013, età di lettura dai 6 anni, 9€

Un racconto per ragazzi scritto nientemeno che da Hemingway in persona. Protagonista è un leone alato dai modi gentili, diverso da quei leoni feroci che vivono nella savana. I piccoli lettori scopriranno solo alla fine il motivo della sua diversità: questo leone non è per nulla africano, ma proviene dalla città di Venezia! Qui farà ritorno, contento di rivedere i suoi cari ma anche dimostrando, con una semplice ordinazione al bar, quanto ogni viaggio, piccolo o grande che sia, ci possa cambiare nel profondo.

un serpente per ospite - La chiave di SophiaJulia Donaldson, Un serpente per ospite, Sinnos 2014, dai 6 anni, 8.50€

Dovete partire per le vacanze e non sapete a chi affidare i vostri animaletti domestici? Nessun problema! Polly ha deciso di trasformare la sua casa in un albergo per animali. La sua mamma, a dire il vero, non era molto d’accordo, ma per fortuna finisce sempre per accontentarla. Il loro bel gesto porterà con sé imprevisti e sorprese: non vi resta che leggere questa storia per scoprire di che cosa si tratta!

NB: questo libro è un testo ad alta leggibilità. Il tratto dei caratteri, la spaziatura, il colore della carta sono tutte caratteristiche che rendono più facile ed accessibile la lettura. Questo libro è dunque particolarmente indicato per chi non ama molto leggere, per chi ha difficoltà di lettura e per chi ha problemi di dislessia.

Sorelle - La chiave di SophiaRaina Telgemeier, Sorelle, Il Castoro 2015, dai 9 anni, 15.50€

Un lungo viaggio in macchina attraverso gli Stati Uniti per fare visita ai parenti lontani. Spazi stretti, sedili scomodi, tante ore da condividere. Protagoniste di questo divertentissimo fumetto sono due sorelle, che passano il tempo a bisticciare a causa della loro diversità di interessi e di modi di fare. Grazie e questa vacanza in famiglia le due riusciranno finalmente a mettere da parte i loro antipatici litigi, in favore di una maggiore vicinanza ed unione, come due vere sorelle!

imageBernard Friot, Il libro delle mie vacanze disastrose e degli scarabocchi, Lapis 2015, dai 10 anni, 10€

Un libro adatto anche a quei ragazzi che non hanno mai voglia di leggere: impossibile resistere al racconto di Ben! 11 anni, un metro e 67 cm, peso variabile in base ai dolci mangiati di nascosto, Ben Cardin trascinerà con simpatia tutti i lettori fino all’ultima pagina. Le sue vacanze estive non sono il massimo: è bloccato in casa perché i genitori hanno distrattamente preso le ferie in due periodi diversi. Cosa farà per passare il tempo? Tra un lavoretto in casa, una visita agli amici ed agli anziani della casa di riposo, Ben riporta in questo diario super segreto tutto quello che gli succede: leggere per scoprire! (Senza che Ben se ne accorga però..).

99e6361f56559e9fafe59eb9b0f0fb72David Wiesner, Flotsam, Clarion Books 2006, 17€

Provate ad immaginarvi a giocare sulla spiaggia quando ad un tratto il mare vi consegna un oggetto misterioso: una vecchia macchinetta fotografica. Voi cosa fareste? Andreste a sviluppare il rullino come fa il ragazzo protagonista di quest’albo illustrato? Un’avvertenza: questo libro non si legge, ma si osserva! Nessuna parola, nessun inserto testuale; bisogna aprire bene gli occhi, capire cosa succede, e trovare da sé le parole per dare vita alla narrazione che le illustrazioni fanno già scoprire con magia e stupore.

sottacquaAleksandra Mizielińska e Daniel Mizieliński, Sottacqua Sottoterra, Electra 2015, dagli 8 anni, 22€

Un libro formato 2 in 1, un libro per conoscere ed imparare. Le illustrazioni a grande formato faranno esplorare le profondità del mare e le viscere della terra destando la curiosità di grandi e piccoli. Un libro da leggere e rileggere per apprendere ogni volta qualcosa di nuovo: e voi siete pronti per questo fantastico viaggio verso il centro della terra?

Federica Bonisiol

[Illustrazione di Mafalda Laezza in copertina]

La parola creatrice di realtà

<p>Abstract speaker silhouette with letters on a white background</p>

La parola crea, perché parlando non ripetiamo; imita, perché parlando non inventiamo […]; traduce, perché trasporta in un luogo nuovo la situazione presente di chi parla e i materiali di cui dispone.1

La parola è un dono.
È la capacità di comunicare e comunicarsi al mondo come nessun altro essere vivente può fare.
La parola permette all’uomo di relazionarsi in modo logico e razionale con i suoi simili, è la capacità di riflettere ed elaborare pensieri che portino allo scandaglio di sé, del senso della realtà e della propria esistenza.
Con le parole noi siamo in grado di costruire la nostra vita, la nostra cultura oltrepassando anche i limiti che la società via via che si cresce impone, raggiungendo luoghi fino a prima sconosciuti.

La parola ha potere, senso, corposità ma, paradossalmente, tutto questo valore viene perso quando ci si inserisce all’interno della società come soggetti attivi, a partire dalla scuola; è proprio a partire dai contesti chiusi e imposti che la parola perde il suo vero potenziale, cioè quello di creare e costruire, perché non porta più con sé l’effetto sorpresa, ognuno sa esattamente che detta in quel determinato contesto la parola significa solo e soltanto quella cosa.

L’uso e l’abitudine deteriorano la magia racchiusa nella parola, svuotandola di senso.

Ecco la crisi del linguaggio!

Il problema non risiede nel bambino che legge poco, risiede nel bambino che ha dei limiti linguistici impostigli e che non può sperimentare la sua fantasia attraverso l’uso delle parole.

Ogni parola, come ogni bambino, è un microcosmo che

porta con sé un universo che, liberato, rivela l’intero mondo contenuto implicitamente in essa2

Dunque la parola non è fine a se stessa, non è sola, è qualcosa che svela e rivela l’universo che racchiude dentro e si rende, per questo, misteriosa perché ‘dice’ un universo; eppure questo mistero permane solo se la parola viene lasciata libera di dire e non dire tutto ciò che racchiude, di essere presente in più contesti e di pronunciarsi in modi differenti.

Se ciò non accade vi è l’ovvio e l’oblìo della bellezza della parola in sé.

La bellezza dei bambini risiede nel fatto di essere liberi e di avere una creatività linguistica che non li fa essere imbrigliati in significati inflessibili, potendo, così andare alla ricerca di altri mondi e differenti modi di descrivere la realtà che li circonda e, spesso, di crearla, perché l’essere umano è la sua parola3  e il bambino ne è l’esempio.

Quando ascoltiamo i bambini raccontare un fatto, pensiamo che stiano inventando il racconto o che abbiano visto troppa televisione e non siano in grado di distinguere la realtà dalla finzione: niente di più sbagliato. Quando un bambino ci descrive un fatto realmente accaduto le parole non sono scelte a caso, come a noi può sembrare, perché vengono pescate da tutti i contesti possibili immaginabili, che loro hanno vissuto, senza porsi limiti, dimostrando una capacità linguistica ben superiore alla nostra.

Se la parola parla, come potrebbe essere falsa?4

E l’adulto, invece, cosa fa?
Li corregge, spiega loro che quella parola non va bene per quel determinato contesto e li sprona ad essere il più coerenti possibili con la realtà; ecco i limiti, le gabbie, l’imbrigliamento della fantasia che portano inevitabilmente all’impoverimento del linguaggio e, in seguito, alla scarsa capacità di pensiero critico, perché subentra la paura di sbagliare che di conseguenza inibisce la creatività e porta insicurezza verso se stessi.
Alla domanda “cos’è un cucchiaio?” solo un bambino può davvero sorprendere rispondendo con estrema naturalezza “È se stesso!”, sapendo esattamente cosa sta dicendo perché ogni parola esiste in quanto in relazione a un pensiero o ad una riflessione.5

Una risposta per i più banale e scontata oppure copiata, ripetuta, sempre per lo stesso problema, ossia l’incapacità di noi adulti di trascendere il contesto in cui stiamo parlando e l’ossessiva ricerca di una perfezione linguistica che porta alla morte reale della parola e del suo senso profondo.
La parola ha e deve mantenere la sua forza creatrice di realtà e di mondi possibili e questo potere le è conferito dalla sua incapacità di essere ripetuta, perché ogni volta è parola nuova, e dalla capacità di imitare dunque di non inventare.6 Dovremmo, quindi, essere in grado di capire che la parola deriva dal silenzio, dal sacrificio di avere saputo ascoltare, ciò che il bambino fa da quando nasce, e per questo è necessario non limitarlo continuando a stimolare il suo linguaggio attraverso il gioco e la filosofia pratica che sono in grado di allenare l’immaginazione e alimentare l’infinità dei mondi possibili.
Proprio attraverso la filosofia e i suoi allenamenti linguistici si può percepire la componente ludica del linguaggio, dove il gioco è da intendersi come una funzione dell’ingegno dell’uomo e non della ragione perché il linguaggio ricopre proprio il ruolo di gioco di ingenium per eccellenza visto che parlare non significa informare ma vivere ed esprimere la vita stessa e di crearla.7

La comprensione di tutto questo porta alla capacità di percepire il linguaggio come atto di libertà, se viene a mancare proprio la consapevolezza di questa funzione liberatoria si sarà sempre incapaci di creare il proprio mondo e quello possibile.8

Valeria Genova

Note
1- Panikkar R., Lo spirito della parola, Bollati Boringhieri Editore, Torino 2007, cit pag 50 2- Ibidem, cit pag 11
3- Parets Serra M., Els pobres i la Trinitat, Abbazia, Montserrat 1991, pag 17
4- Sabara Bhasya, I, I, 5 cit
5- Panikkar R., Lo spirito della parola, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2007, cfr pag 50 6- Ibidem, cfr
7- Ibidem, cfr pag 87
8- Ibidem, cfr pp 88-89