Una parola per voi: governare. Giugno 2019

«[…] se per chi dovrà governare troverai un modo di vita migliore del governare, ottima potrà essere l’amministrazione del tuo stato, perché sarà il solo in cui governeranno le persone realmente ricche, non di oro, ma di quella ricchezza che rende l’uomo felice, la vita onesta e fondata sull’intelligenza. Se invece vanno al potere dei pezzenti, avidi di beni personali e convinti di dover ricavare il loro bene di lì, dal governo, non è possibile una buona amministrazione: perché il governo è oggetto di contesa e una simile guerra  civile e intestina rovina con loro tutto il resto dello stato».

Da La Repubblica di Platone

 

Il 2 giugno è la Festa della Repubblica Italiana. Si ricorda il referendum istituzionale indetto nel 1946, occasione in cui il popolo italiano fu chiamato a decidere in merito alla forma di stato dello stivale. Dopo la dittatura fascista e l’orrore della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia cambiò faccia e ripartì da ideali quali la libertà, l’onestà e l’intelligenza. Come scrive Platone ne La Repubblica, ogni governo, per essere definito buono, dovrebbe avere a capo un uomo (o una donna, aggiungo) che possieda questi ideali e non cerchi di trarre il proprio bene personale dal ruolo di governante. Un concetto giusto ma anche, purtroppo, ormai desueto.

Per celebrare la Repubblica Italiana e quella platonica, questo mese la parola per voi è: governare. Il cinema, la letteratura, la musica e l’arte presentano tanti esempi di buono e cattivo governo. Storie di personaggi che hanno governato solo per accrescere il loro prestigio e la loro ricchezza, dando vita a rivolte e guerre sanguinose; di individui che, al contrario, hanno messo da parte le velleità personali per dedicarsi anima e corpo a un governo retto e intelligente.

 

UN LIBRO

massa-e-potere-chiave-di-sophiaMassa e potere – Elias Canetti

Prima di diventare un elemento peculiare delle società moderne, la massa è stata molte cose. Nelle sue memorie Canetti scrive: “È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale”. Ciò che prende forma è un sentimento di astio verso un potere imprendibile e verso gli esseri umani che decidono di incarnarlo. Un potere che non può essere giusto perché è il volto di quella fragilità umana che ha sempre bisogno d’incattivirsi per confermarsi potere e che trova le masse ancora più irrisolte, forti e numerose nel loro resistere sotto il cielo.

UN LIBRO JUNIOR

il-re-che-non-voleva-fare-la-guerra-chiave-di-sophiaIl re che non voleva fare la guerra – Lucia Giustini, Sandro Natalini

La storia ci insegna che i più grandi re di ogni tempo hanno avuto grandi eserciti con i quali affrontare il nemico e conquistare nuovi territori per allargare i confini dei loro regni. Raramente viene ricordato Re Fiorenzo, sovrano decisamente atipico, perché non voleva eserciti, né guerre né nemici. Un album illustrato da leggere ai bambini dai 3 ai 6 anni. 

 

UNA CANZONE

civil-war-chiave-di-sophiaCivil War – Guns N’ Roses

Una canzone di condanna verso tutti i soprusi dello stato, in questo caso quello americano, che attraverso diritti negati, false promesse e guerre ingiustificate, tende ad arricchire quanti governano e ad impoverire e danneggiare la popolazione (“And I don’t need your civil war, it feeds the rich while it buries the poor. Your power hungry sellin’ soldiers, in a human grocery store“). Chiaro l’intento del testo, che entra inevitabilmente in testa grazie ad assoli spettacolari: la canzone mira ad infondere consapevolezza e volontà di riscatto (“Look at the shoes your filling
Look at the blood we’re spilling. Look at the world we’re killing. The way we’ve always done before. Look in the doubt we’ve wallowed. Look at the leaders we’ve followed. Look at the lies we’ve swallowed. And I don’t want to hear no more“).

UN’OPERA D’ARTE

george_grosz eclissi di sole chiave di sophiaEclissi di sole – George Grosz (1926)
 
Il celebre dipinto Eclissi di sole, realizzato dal grande artista tedesco George Grosz in un’epoca di grandi difficoltà finanziarie per la Germania, si presenta come una perfetta allegoria di un governo corrotto, guidato da una élite militare sanguinaria controllata astutamente da una classe dirigente senza scrupoli, fatta di ricchi banchieri e grandi industriali. La scena è eloquente: un uomo dell’alta società sta in piedi e suggerisce all’orecchio di un generale le decisioni da prendere al tavolo del governo, al quale sono sedute figure di uomini senza testa, che simboleggiano la totale passività di ministri e consiglieri, burattini nelle mani della classe dirigente. Sopra il tavolo è ben visibile un coltello dalla lama insanguinata, chiaro riferimento alla violenza attuata dai governi di regime guidati dai capi militari. L’eclissi di sole, titolo dell’opera, è visibile sullo sfondo: il simbolo del dollaro, emblema del capitalismo, oscura il sole che dovrebbe illuminare la tetra città raffigurata alle spalle del generale. Governare sotto l’egida del denaro significa, dunque, fare gli interessi di pochi potenti e soffocare i cittadini con la violenza e l’illiberalità.
 
 
 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Federica Bonisiol, Luca Sperandio

 

banner abbonamento 2019

Una parola per voi: grandezza. Maggio 2019!

“Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
nè sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.”

Alessandro Manzoni, Il Cinque Maggio

Manzoni dedica una poesia piena di fervore e movimento al quinto giorno del mese di maggio, giornata che, nel 1821, vede la fine di un personaggio che Hegel avrebbe definito cosmico-storico: Napoleone Bonaparte. Si dice che Manzoni scrisse la poesia di getto, sconvolto e ispirato dalla notizia della morte del grande (nel bene e nel male, ma lo sappiamo: “ai posteri l’ardua sentenza”) condottiero e imperatore francese. Manzoni lo definisce romanticamente “uom fatale”, l’uomo del destino, che ha cambiato il fato non solo della Francia ma dell’Europa intera. In quel “Ei fu” iniziale c’è il profondo rispetto per un personaggio che ha incarnato la storia. Attonita è la terra nell’apprendere della sua morte, non profferisce parola e medita sugli ultimi attimi di vita di Napoleone. Il suolo si domanda quando “una simil orma di piè mortale” calpesterà la sua violenta polvere. Se ne va a maggio, Napoleone, in un mese irruento come lui, spesso caratterizzato da una temperatura calda e passionale e da uno slancio in avanti, verso l’estate che arriva, verso il futuro. Maggio, come Napoleone nell’elogio manzoniano, è grandezza e pienezza, è la gloria della primavera che si erge e prende piede.

Ricordando questa imprescindibile figura storica, riuscite a pensare a dei libri, a un film, a una canzone o a un’opera d’arte, che celebrino la grandezza di un personaggio, reale o immaginario, di cotale portata? Un “uom fatale”, che fa e disfà, che impugna le redini e cambia il suo destino e quello altrui? La parola per voi di questo mese è “grandezza”.

 

UN LIBRO

gatsby-la-chiave-di-sophiaIl grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Manifesto degli Stati Uniti della cosiddetta Jazz Age e dei Roarin’ Twenties, The Great Gatsby (1925) è un disilluso e impietoso ritratto a specchio della upper class americana degli anni che precedono la crisi del ’29 e di molti aspetti della tumultuosa vita di Fitzgerald: l’alcol, pervasivo e onnipresente, simbolo di benessere e di trasgressione al proibizionismo, la sfrenata e patinata vita alto-borghese, l’ascesa sociale, l’amore e l’incomunicabilità con la moglie, Zelda Sayre, trasposta nella ricca e viziata Daisy. Long Island, 1922: Nick Carraway, agente di borsa, si stabilisce dalla provincia vicino alla sfarzosa villa dell’eccentrico e misterioso Jay Gatsby, con cui stringe una singolare amicizia. Gatsby è più grande dell’umano: sin da ragazzo organizza le sue giornate con una precisa scansione oraria impegnandosi in buoni propositi; ambizioso, conquista per vie lecite e illecite ricchezza e prestigio, e culla il sogno impossibile, perché «non si può ripetere il passato», di rivivere la passione di un tempo con la cugina di Nick, Daisy, di cui è immensamente innamorato.

UN FILM

imitation-game-chiave-di-sophiaThe imitation game – Morten Tyldum

Tratto dalla storia vera del leggendario criptoanalista Alan Turing, il film racconta la serrata lotta contro il tempo condotta dal matematico e dalla sua squadra durante la Seconda Guerra Mondiale per decifrare il codice segreto nazista denominato “Enigma”. Il film è un ritratto onesto del geniale Alan Touring, personaggio decisamente complesso che l’attore Benedict Cumberbatch interpreta magnificamente. Senza dubbio uno dei migliori film del 2014 e restituisce in maniera contemporaneamente cruda e poetica la storia della drammatica e toccante vita del genio britannico.

UN’OPERA D’ARTE

tiziano-la-chiave-di-sophiaCarlo V a cavallo – Tiziano

Il grande artista cadorino Tiziano Vecellio venne chiamato nel 1548, all’apice della sua carriera e della sua fama, a recarsi nella città di Augusta per eseguire alcuni importanti ritratti dell’imperatore Carlo V. Lo scopo era quello di celebrare la grandezza umana e militare dell’imperatore asburgico, colui che, per la prima e unica volta nella storia, ha potuto governare un territorio così vasto da essere definito “impero su cui non tramonta mai il sole”, esteso dall’Europa alle colonie spagnole dell’America Latina. Questo monumentale dipinto su tela, alto oltre tre metri e oggi conservato al museo del Prado a Madrid, raffigura Carlo V seduto a cavallo all’indomani della sua storica vittoria contro i protestanti nella battaglia di Muhlberg. Esso è certamente il più importante tra i ritratti che Tiziano dedicò all’imperatore, poiché è l’unico ad avere la forma di ritratto equestre (celebrativo per antonomasia) ed è quello che meglio di tutti comunica la grandezza, politica e morale, del grande imperatore, strenuo difensore del Cristianesimo contro il luteranesimo allora dilagante tra le popolazioni tedesche.

UNA CANZONE

viva-la-vida-la-chiave-di-sophiaViva la vida – Coldplay

“I used to rule the world / Seas would rise when I gave the word / Now in the morning I sleep alone / Sweep the streets I used to own” (“Governavo il mondo intero / i mari si alzavano al mio comando / Adesso mi sveglio e sono solo la mattina / spazzo le strade che erano mia proprietà”). Il re fittizio del grande successo dei Coldplay (correva l’anno 2008) ha vissuto momenti di grande gloria ma è caduto in disgrazia: qualcosa della sua storia ci richiama al Napoleone con cui abbiamo iniziato la nostra ricerca artistica nella grandezza. Il ricordo del potere e la miseria del presente si alternano in una canzone ricca e coinvolgente che nasconde un messaggio di critica ad ogni autoritarismo, cui segue sempre una ricerca di libertà da parte del popolo (del resto, in copertina all’album troviamo proprio La libertà che guida il popolo, opera di Delacroix in riferimento alla rivoluzione francese). Ma qui si entra nella psicologia del personaggio, che dopo essersi apparentemente goduto il suo potere arriva alla comprensione di come tutto sia fuggevole: “One minute I held the key / Next the walls were closed on me / And I discovered that my castles stand / Upon pillars of salt and pillars of sand” (“Un attimo prima avevo in mano le chiavi / quello dopo le mura mi si chiudevano addosso / e ho capito che i miei castelli si reggevano / su pilastri di sale, pilastri di sabbia”). La canzone si chiude con un momento quasi silenzioso dopo i fasti e le campane del ritornello, alcuni lunghi secondi di calma e di compianto, che sono come un abbandono, quasi un “mortal sospiro”.

 

Francesca Plesnizer, Rossella Farnese, Martina Notari, Luca Sperandio, Giorgia Favero

 

banner 2019

Una parola per voi: rinascita. Aprile 2019!

«Fanny calò davanti a Silente, spalancò il becco e inghiottì lo zampillo verde: esplose in fiamme e cadde a terra, implume e raggrinzita. […] e Fanny, fenice neonata, […] cinguettava piano sul pavimento…»

Harry Potter e l’Ordine della Fenice, J.K. Rowling

Il 21 aprile quest’anno si celebra la Pasqua, festività cristiana che ricorda la resurrezione di Cristo. Esulando dalle implicazioni religiose, noi de La Chiave di Sophia abbiamo voluto riflettere sul concetto di rinascita a partire da questa citazione tratta dal quinto libro della saga di Harry Potter. La protagonista è Fanny, la fedele fenice del mago Albus Silente, preside di Hogwarts e personaggio centrale – sia nella saga che nella vita di Harry. In questa scena Fanny si sacrifica per difendere Silente inghiottendo quello “zampillo verde”, incantesimo mortale scagliato da Voldemort. La fenice però, come da leggenda, perisce tra le fiamme per poi risorgere dalle sue stesse ceneri: dopo quel suo sacrificio la ritroviamo infatti neonata e cinguettante. Una rigenerazione magica e fantastica, certo, ma non dobbiamo dimenticare che tutti noi, in svariati modi diversi, possiamo reinventarci, azzerare tutto e rinascere a nuova vita. Siete curiosi di scoprire quali film, romanzi, canzoni e opere d’arte trattano il tema della rinascita? Ecco cosa abbiamo selezionato per voi questo mese – buona Pasqua e rinascita a tutti!

 

UN LIBRO

mangia-prega-ama-chiave-di-sophiaMangia prega ama – Elizabeth Gilbert

La Liz delle prime pagine sembra godere di una vita piena, desiderabile dai più, ma vede ben presto la sua esistenza sgretolarsi sotto le pieghe di una depressione galoppante e di un rapporto matrimoniale al tramonto. Sceglie così di dare inizio a una nuova narrazione di sé, intraprendendo un lungo cammino che la porterà in Italia, in India e in Bali. Un viaggio alla riscoperta del piacere dei sensi, della bellezza, del valore dell’elevazione spirituale e di quel puro amore che non vuole il sacrificio bensì la fioritura del proprio io.

 

 

 

UN LIBRO JUNIOR

meravigliosa-criniera-di-monty-la-chiave-di-sophiaLa meravigliosa criniera di Monty – Gemma O’ Neill

Protagonista di questo veloce album dalle grandi e colorate illustrazioni è un leone dalla folta criniera. Parecchio vanitoso, Monty a volte trascura gli amici passando il tempo a specchiarsi, finché una spiacevole disavventura lo farà “rinascere”,  aiutandolo a capire l’importanza dell’ascolto del suo prossimo. Un libro per bambini piccoli, dai 2 ai 4 anni circa.

 

UN FILM

apropositodihenry-chiave-di-sophiaA proposito di Henry – Mike Nichols

La natura ci insegna che ad ogni morte corrisponde una rinascita, che all’inverno segue immancabilmente la primavera, ma per l’animo umano una simile resurrezione non è altrettanto automatica: spesso, infatti, neanche ci si accorge di essere morti. In A proposito di Henry di Mike Nichols, del 1991, il protagonista ha tutto: un lavoro prestigioso, un bel conto in banca, una bella famiglia-trofeo, molti amici. Accecato da ciò che ha, Henry dovrà perdere tutto per capire di non avere in realtà niente, e sarà un’amnesia in seguito a un tragico incidente a permettergli di ripartire da zero, finalmente rinascendo a una vita più densa e significativa della precedente. Paradossalmente, solo vedere e accettare la propria “morte” ci permette di rinascere a nuova vita.

 

UNA CANZONE

shake-it-ou-florence-machine-chiave-sophiaShake it out – Florence + The Machine

Questa canzone narra di come i demoni del passato possono perseguitarci: «every demon wants his pound of flesh», ogni demone vuole la sua libbra di carne, canta Florence Welch. Ma, come dice il ritornello: «it’s hard to dance with a devil on your back/so shake him off!». Tornare a danzare liberi, senza quel fardello, è possibile: bisogna però scuoterlo via, «shake it out». Senza temere l’oscurità, perché è sempre più buio prima dell’alba («it’s always darkest before the dawn») – prima della rinascita. E anche un cuore privo di grazia può essere strappato via dal petto per permetterci di ricominciare pieni di nuove prospettive («I am done with my graceless heart/so tonight I’m gonna cut it out and then restart»).

 

UN’OPERA D’ARTE

chiave-sophiaMarcanciel Stuprò ha fatto l’uovo  Marcanciel Stuprò

Claudio Cintoli (1935-1978), noto con la firma-anagramma di Marcanciel Stuprò – così spiegata in una lettera a Marcel Proust del 1974: «Caro Marcel, c’è stupore e stupro nel tuo nome… forse per me i giuochi di parole sono come le ciliegie, uno tira l’altro. Così ho continuato a giocare attorno al nome Marcel: L’arc en ciel, i sette colori della recherche…» ‒ si confronta con il tema della nascita, della morte e della rinascita, unendo provocatoriamente citazioni dalle Sacre Scritture alla ritualità della vita, segnata dallo spirito e dal sangue. È il caso di Aceldama (dall’aramaico “campo di sangue”), una serie di dittici di immagini ritraenti l’artista imbrattato dal sangue mestruale, una via crucis pagana, simbolo della negazione della vita. Emblema della sua produzione è l’uovo, figura della rigenerazione e metafora della creatività, come emerge nel suo manifesto, la dadaistica sequenza fotografica in quadricromia, affissa per le strade di Roma e Milano nel maggio 1976, Marcanciel Stuprò ha fatto l’uovo, e nella performance Crisalide, dodici minuti di attesa e di angoscia dilatati, durante i quali Cintoli si dibatte in posizione fetale in un sacco, lancia a terra e rompe un uovo da un varco creato da una lama, fino al momento in cui il suo corpo, libero dal sacco, scivola sul pavimento. (Foto scattata da Rossella Farnese durante la mostra On the road, allestita presso la Galleria d’Arte Contemporanea Pio Monti di Roma in Piazza Mattei nell’estate 2017).

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Federica Bonisiol, Giacomo Mininni, Rossella Farnese

 

banner 2019

Una parola per voi: maschera. Marzo 2019

«L’uomo è meno se stesso quando parla della sua persona.

Dategli una maschera, e vi dirà la verità».

Oscar Wilde, Il critico come artista

Martedì 5 marzo, quest’anno, termina il Carnevale. Celebrazione che evoca divertimenti sfrenati, follie, risate e colori, ma soprattutto: travestimenti. I costumi carnevaleschi sono amati dai bambini ma anche dagli adulti; li mettiamo per andare a feste a tema, balli o parate. O, se non amiamo travestirci, ci piace forse guardare i carri di Carnevale sfilare in pompa magna per le strade cittadine. Sono esagerati, satirici, imponenti, mettono fra parentesi la routine quotidiana, di solito rigorosa e incasellata entro regole ben precise.
Eppure, con questa sua citazione, Oscar Wilde vuole dirci che l’uomo tende a mentire su se stesso proprio quando è “intrappolato” nelle sue normali condizioni. È proprio nel quotidiano, che tendiamo a fingere di essere chi in realtà non siamo, indossando una maschera “negativa”. Lo facciamo perché temiamo le convenzioni sociali, nonché il giudizio altrui. Cosa penserebbero di me in ufficio, se dicessi veramente quello che penso? Che direbbe la mia famiglia se mi mostrassi per ciò che sono, senza filtri o bugie? La sincerità non sempre paga – in società e in generale nei rapporti interpersonali, paga di più la diplomazia, se non addirittura la mistificazione.
Talvolta può dunque venirci in aiuto una maschera “positiva” che, coprendo il nostro volto, apre una breccia sul nostro vero io svelando chi siamo. La maschera ci protegge dagli insulti, dagli scherni, dalle condanne, dagli abbandoni. Dietro a una maschera, dice Wilde, possiamo dire la verità, trovare il coraggio di essere franchi e onesti, perché gli altri non vedono chi si cela dietro ad essa.

La parola per voi del mese di marzo è maschera: essa può essere negativa o positiva, una prigione, uno strumento di espressione, di liberazione o addirittura di emancipazione. A voi la nostra selezione di libri, film, canzoni e opere d’arte a tema!

 

UN CLASSICO

chiave-di-sophia-il-fu-mattia-pscalIl fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

Mattia Pascal, fuggito a Montecarlo, trova fortuna nell’arbitrio della roulette, ma, prima di tornare al suo paese natio, legge su un giornale che, Mattia Pascal, era stato ritrovato senza vita. Inizia così, la possibilità di una nuova vita per Mattia Pascal, sotto la maschera di Adriano Meis. L’alter ego, la maschera dietro cui si nasconde, restituisce al protagonista la libertà di una vita vera, da vivere proprio come egli voleva. Tuttavia, scoprirà che nessuna maschera può essere tenuta a lungo, che questa deve cadere, e che Mattia Pascal, suo malgrado, non può che essere se stesso, anche se non vuole.

 

UN ROMANZO CONTEMPORANEO

chiave-di-sophia-eleganza-del-riccioL’eleganza del riccio – Muriel Barbery

Un capolavoro con due protagoniste: la dodicenne Paloma, figlia geniale di una ricca famiglia che abita al numero 7 di rue de Grenelle a Parigi e Renée, la portinaia del palazzo, vedova e riservata. La maschera si rivela soprattutto nel personaggio di Renée, che si cala magistralmente nel suo ruolo di portinaia ignorante, un po’ scorbutica e sciatta, con il televisore perennemente acceso su programmi di basso spessore ma con un mondo privato, al di là di quello visibile, fatto di tante letture e passioni, come quella per la filosofia e per la cultura giapponese. La maschera calerà a poco a poco con l’arrivo del nuovo inquilino, monsieur Ozu: una citazione di Tolstoj le sfugge dalle labbra e sulla maschera si forma una prima crepa. Similmente accade per Paloma, che si finge un’adolescente come tutte le altre “nella boccia” dei pesci rossi, nascondendo il cervello e lo spirito di un genio. Quello che il romanzo sembra dirci è che è spesso difficile mostrarci per quello che siamo, ma prima o poi la finzione si rivela per quella che è; la domanda allora diventa: ne vale la pena?

 

UN LIBRO JUNIOR

io-sono-il-drago-chiave-di-sophiaIo sono il drago – Grzegorz Kasdepke, Emilia Dziubak

Una storia per tutte quelle bambine che, anziché sognare abiti da principesse, preferiscono giocare la parte del drago: un terrificante mangia-cavalieri che vi darà nuove idee per appassionanti giochi in famiglia. Oltre gli stereotipi di genere, ciò che conta è esprimere al meglio, senza freni inibitori, i propri interessi e il proprio modo di essere. Lettura che calza a pennello con il periodo di Carnevale e con le eventuali discussioni in famiglia riguardo l’abito più adatto con il quale mascherarsi. Età di lettura: 4-6 anni

 

UN FILM

m-butterfly la chiave di sophiaM. Butterfly David Cronenberg
Mascherati dietro raffinate spirali di ambiguità psicologiche e sensuali, i personaggi di “M. Butterfly” (film del 1993) incarnano alla perfezione una storia in cui nulla è mai veramente come appare. Pechino, 1964. René Gallimard è un diplomatico del consolato francese. Durante una festa conosce e si innamora perdutamente di una cantante lirica cinese senza capire che, in realtà, dietro quella voce celestiale non si nasconde una donna ma un uomo destinato a stravolgere per sempre la vita del diplomatico. Ispirato a una storia realmente accaduta, il film di David Cronenberg è un saggio visivo straordinario sulla potenza dei sentimenti umani e sulla loro capacità di stravolgere le apparenze del corpo e dello spirito. La lettera M. del titolo può essere interpretata sia come un chiaro riferimento alla Madama (Butterfly) di pucciniana memoria che alla M di “mister”, figura maschile associata a un appellativo femminile: “Butterfly”, per l’appunto. Privati delle loro maschere sociali, i personaggi di Cronenberg si lasciano travolgere dall’impeto delle loro passioni più autentiche, finendo inevitabilmente alla deriva.

 

UNA CANZONE

chiave-di-sophia-cremonini-pagliaccioIl pagliaccio  Cesare Cremonini

Tratta dall’album Il primo bacio sulla luna (2008), questa canzone di Cesare Cremonini mette in evidenza la completa aderenza che talvolta può verificarsi tra personalità e maschera. Il protagonista del testo è infatti un artista del circo, un pagliaccio per l’appunto, che si scopre tale anche una volta tolto il trucco a fine serata, quasi come in una sorta di ephiphany (“La sera quando mi sciolgo il trucco, / riscopro che sono un pagliaccio anche sotto“). Cremonini sembra dunque ricordarci quanto sia importante esprimere il proprio essere e trovare il proprio posto nel mondo, anche se diverso da quello convenzionale; anche perché, sembra suggerire il finale del video, anche il mondo reale (quello esterno rispetto ai colori e alle stranezze del circo) è fatto di altrettanto caos e altrettante maschere. Rispetto all’inizio della canzone che presenta una forte cesura tra questi due mondi (“Sono il pagliaccio / e tu il bambino“) il testo giunge finalmente alla consapevolezza del protagonista, che nella figura del pagliaccio vede la spontaneità del bambino (“Sei come me“) e nel circo vede il luogo dove esprimere al meglio sé stesso (“Ma in fondo io sto bene qua / tra le mie facce e la mia falsità / trovando in quel che sono / un po’ di libertà“). Quella che sembra dunque una maschera in cui ci caliamo e che ci permette di sentirci liberi, può anche rivelarsi una finzione per noi stessi perché di fatto coincide con il nostro vero io.

 

UN’OPERA D’ARTE

chiave-di-sophia-autoritratto-circondato-da-maschere-james-ensorAutoritratto circondato da maschere – James Ensor

La maschera, come sottolineato da Oscar Wilde, può essere uno strumento per manifestare una personalità il più delle volte nascosta, ma cosa succede quando si è l’unico volto reale in un mondo di maschere? È questa la Bruxelles che vede James Ensor nel suo Autoritratto circondato da maschere, del 1899, un eterno carnevale di colori sgargianti ed espressioni grottesche in cui nessuno ha il coraggio di essere se stesso, prigioniero delle convenzioni sociali e della propria falsità. Il misantropo Ensor, ammantato di astio ma anche di struggente malinconia, scopre una agghiacciante solitudine in mezzo alla folla: paradossalmente, in un mondo dove nessuno mostra se stesso per come è, è la sincerità di chi ha il coraggio di mostrarsi a volto scoperto l’unica maschera davvero terrificante.

 

Francesca Plesnizer, Fabiana Castellino, Giorgia Favero, Federica Bonisiol, Alvise Wollner, Giacomo Mininni

 

cop_06

Una parola per voi: tepore. Febbraio 2019

«Chi vive sempre nel calore e nella pienezza del cuore e per così dire nell’aria estiva dell’anima, non può immaginarsi il misterioso rapimento che afferra le nature più invernali, che vengono eccezionalmente toccate dai raggi dell’amore e dal tiepido soffio di un solatio giorno di febbraio».


Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II

Nel frammento sopra riportato il mese di febbraio viene citato direttamente. È un mese che si trova nel bel mezzo dell’inverno, pieno di un rigore che prepotentemente giunge fino alle nostre ossa, gela le nostre membra e, magari, anche la nostra voglia di agire e sperare. Nietzsche accenna a coloro che vivono «nell’aria estiva dell’anima», avendo il cuore caldo e ricolmo, per poi considerare le persone la cui natura è, al contrario, più “invernale”. Questi ultimi tengono chiuso il loro cuore, rendendosi impermeabili ai sentimenti. Sono animi caratterizzati da cupezza e ombrosità, tutto l’opposto di chi invece tende a essere ridanciano, espansivo e affabile come una generosa giornata estiva ricca di raggi solari che infiammano e accendono, forieri di buoni pensieri. Ma che accade quando un animo tenebroso viene inaspettatamente raggiunto dal calore d’una soleggiata giornata di febbraio? Un «misterioso rapimento» lo ghermisce e, attonito, l’uomo invernale accoglie quell’amore inaspettato, quella solare gioia che non è abituato a provare.

Esistono romanzi, film e opere d’arte nei quali la cupezza invernale viene squarciata da un inatteso tepore estivo capace di intaccare anche il ghiaccio più duro e stratificato? Ve lo raccontiamo noi de La Chiave di Sophia.

 

UN LIBRO

via-col-vento-chiave-di-sophiaVia col vento – Margaret Mitchell

Un testo che è un vero capolavoro letterario, per la caratterizzazione psicologica in primis della protagonista Rossella, ma anche degli altri personaggi. Rossella è un personaggio invernale, ombroso, talvolta addirittura sciocco e capriccioso. la sua superficialità verrà in parte spazzata via dalla Guerra di Secessione americana, che facendo da sfondo al romanzo le toglierà tutto ad eccezione dei possedimenti terrieri. L’inverno in cui Rossella sarà costretta a vivere verrà squarciato soltanto da Rhett, un uomo che in realtà ha voluto sposare soltanto per interesse economico, ma che si rivelerà invece la persona che aveva sempre cercato. Rhett è il primo tepore di febbraio e farà rinascere in lei il sentimento e la speranza. Da qui, la celebre frase conclusiva: “domani è un altro giorno“.

 

UN LIBRO JUNIOR

adesso-che-sono-buono-chiave-di-sophiaAdesso che sono buono – Stefania Fabri

Ad alcuni di voi forse è capitato di dover cambiare scuola proprio nel bel mezzo dell’anno scolastico. Per un ragazzino che frequenta la scuola primaria, in effetti, un evento del genere è un vero disastro! Se il motivo, poi, è il lavoro a rischio del papà, che costringe la famiglia a trasferirsi in una casa meno costosa, la questione si complica per bene. Il protagonista di questa storia, Bebo, non è un ragazzino molto tranquillo; anzi, si sente incompreso dalla famiglia e trova sempre l’occasione per polemizzare con “la iena” (sua sorella, se non si intuisce). La vicenda familiare farà addolcire il carattere di Bebo, e gli riserverà addirittura una bella sorpresa..

 

UN FILM

qualcosa-e-cambiato-chiave-di-sophiaQualcosa è cambiato ­– James L. Brooks

Nel 1997 il regista James L. Brooks decide di mettere in scena la storia di Melvin Udall, scrittore di romanzi con seri disturbi ossessivo maniacali. Il ruolo di questo particolare personaggio è affidato allo straordinario Jack Nicholson, che lo interpreta con una naturalezza incredibile. Un uomo “invernale”, chiuso nelle sue abitudini, nei suoi pregiudizi e fissazioni, che verrà colto di sorpresa dal tepore estivo di Carol, interpretata dalla bravissima Helen Hunt, ragazza madre con un adorabile figlio che soffre di una forma di asma cronica, costretta a lavorare come cameriera nel ristorante in cui Melvin fa colazione ogni mattina (odiato per altro da tutto il personale). Per una serie di eventi le loro vite si mescolano e la presenza di Carol aiuterà Melvin a cambiare. “Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore”, le dice sul finale della storia: qualcosa è davvero cambiato.

 

UNA CANZONE

meraviglioso-modugno-chiave-di-sophiaMeraviglioso – Domenico Modugno

Pubblicata nel 1968, Meraviglioso di Domenico Modugno si potrebbe definire un vero e proprio inno alla vita. Dietro a questo titolo, si cela la storia di un tentato suicidio che il cantante (nel caso specifico Riccardo Pazzaglia, autore del testo) utilizza come chiave per parlare della bellezza del mondo, spostando l’attenzione sulle cose belle e sulla positività.  Dall’oscurità dell’acqua riflessa negli occhi dell’uomo sul ponte, quell’uomo che voleva togliersi la vita, si passa alla luce del sole, alla bellezza del mare, alla dolcezza dell’abbraccio di un amico e del viso di un bambino, fino al dolore che però la vita stessa potrà guarire. Abbiamo di fronte la natura, una natura che sa essere rigogliosa, calda ed emozionante. Ma soprattutto abbiamo intorno le persone che sanno rendere la nostra vita speciale: “meraviglioso il bene di una donna che ama solo te, meraviglioso”. Questa canzone ci insegna a ritrovare il meraviglioso sapore della vita e a tornare ad aprire gli occhi anche quando il mondo ci sembra un posto oscuro, senza speranza e senza amore.

 

UN’OPERA D’ARTE

conversione-di-san-paolo-chiave-di-sophiaConversione di San Paolo – Caravaggio (1600-1601)

Nel celebre capolavoro caravaggesco, conservato nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, viene raffigurato il momento in cui Saulo di Tarso, caduto da cavallo sulla via per Damasco, viene colto da un’accecante luce divina, verso la quale il protagonista, inerme, apre le braccia, abbandonandosi al calore di Dio che, chiedendogli perché lo stesse perseguitando, lo conduce alla conversione. In quest’opera viene dunque rappresentato un incontro di vibrante forza emotiva, quello tra l’animo gelido e impassibile del cittadino romano Saulo di Tarso, persecutore dei primi cristiani, e il forte calore della fede, che, penetrando con un raggio anche l’animo più ostile, riesce a fargli scaturire quella magnanimità di cui egli sembra essersi sempre privato. E così Saulo diventa San Paolo, il più strenuo difensore del Cristianesimo, colui che viene sempre raffigurato con la spada in mano, perché sempre in prima linea nella diffusione della nuova dottrina cristiana e nella difesa dei suoi valori. Anche l’animo più freddo, colto da un caldo raggio di luce, può manifestare una positività che fino a quel momento è rimasta prigioniera di una maschera di ghiaccio autoimposta e destinata a sciogliersi.

 

UN’ARCHITETTURA

prairie-house_la-chiave-di-sophiaPrairie Houses – Frank Lloyd Wright

Le cosiddette Prairie Houses sono delle abitazioni progettate dal grande architetto americano tra la fine dell’Ottocento e gli anni Dieci del Novecento nei sobborghi “bene” di Chicago: una Prairie House costituiva uno status symbol per la ricca società cittadina. I caratteri unificanti di queste architetture sono molteplici: il rapporto con la natura del paesaggio, l’orizzontalità delle linee e della disposizione delle masse, il recupero di modelli vernacolari, ma lo sviluppo organico del progetto che ha il suo baricentro nel focolare, che per Wright era il centro della vita famigliare. L’ampio utilizzo del legno e della pietra nel rivestimento e nell’arredo concorre a veicolare una sensazione di tepore e di accoglienza che vengono immediatamente percepite dal visitatore o dalla persona che tutt’ora le abita. Le Prairie Houses sono una delle migliori traduzioni di un’espressione che, se ci pensiamo, attraversa tutta la cultura mondiale: bentornato, welcome home, okaeri… e indipendentemente dalla stagione, questa parola ci scalda un po’ il cuore.

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Anna Tieppo, Federica Bonisiol, Martina Notari, Luca Sperandio, Giorgia Favero

Una parola per voi: passato. Gennaio 2019

«Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.»

da Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.

Gennaio, primo mese dell’anno, simboleggia sempre un nuovo inizio. Tuttavia, ogni nuovo inizio porta inevitabilmente con sé un bilancio, ossia uno sguardo a ciò che c’è stato prima, un volgersi indietro, verso il passato.

“Passato” è la parola per voi scelta per questo gennaio 2019, tratta dalla frase che chiude il romanzo Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1925. A parlare è Nick Carraway, narratore e amico di Jay Gatsby, il facoltoso innamorato che fa di tutto per riavere la sua Daisy. La battuta conclusiva di quest’opera letteraria evoca la speranza e la naturale spinta in avanti, verso l’avvenire, che caratterizza l’essere umano. Al contempo però, mette in luce anche una sua caratteristica del tutto opposta: l’uomo tende a tornare indietro, facendosi trasportare da una corrente contraria. “Risospinti senza posa nel passato”, scriveva Fitzgerald: non possiamo impedirci di ripensare a chi siamo stati, a quello che abbiamo fatto. I ricordi non ci abbandonano mai – sia che siano lieti, sia che siano infausti. Cosa saremmo, in fondo, senza il nostro passato? E come potremmo costruire il nostro futuro o alimentare i nostri progetti, senza la memoria di ciò che siamo stati?

Ecco per voi una selezioni di libri, film, canzoni e opere d’arte che riflettono sull’importanza del volgere lo sguardo al passato – specie prima di compiere un salto in avanti.

 

UN LIBRO

la-chiave-di-sophia-il-cimitero-di-pianoforti-peixotoIl cimitero dei pianoforti  – José Luis Peixoto

“Saudade”, direbbero i portoghesi. Un padre muore. Può così ripercorrere la sua vita, fatta, come tutte le esistenze, di gioie e dolori, rischiarata dalla passione e dall’amore, funestata dall’alcol. Un figlio, Francisco Lázaro, maratoneta portoghese, fa lo stesso. Mentre corre la maratona alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, ricordi e pensieri sul presente si intrecciano in un flusso di coscienza che si arresterà al trentesimo chilometro. Due persone si raccontano. Entrambe morte. Entrambe fortemente legate ai vivi.

 

UN LIBRO JUNIOR

caccia-alla-tigre-dai-denti-a-sciabola-chiave-di-sophiaCaccia alla tigre dai denti a sciabola – Pieter Van Oudheusden, Benjamin Leroy 

“Vieni, andiamo indietro nel tempo. Andiamo fino a un tempo di molto tempo fa e ancora prima”. Inizia così questo bellissimo album illustrato che, come avrete capito, vi porterà al tempo degli uomini preistorici. Se voi foste uno di loro vorreste di sicuro andare a caccia della temuta tigre dai denti a sciabola come vorrebbe fare Olun, il piccolo protagonista del racconto. Riuscirà a trovarla? Divertitevi a scoprire tutti i particolari delle illustrazioni di questa storia, adatta ai bambini dai 4 ai 6 anni all’incirca.

 

UN FILM

la-chiave-di-sophia-lettere-di-uno-sconosciutoLettere di uno sconosciuto  Zhang Yimou

Ci vuole tempo, per un paese, per guarire dalla propria storia, e la Cina di oggi ancora tenta di venire a patti con gli effetti a lungo termine del maoismo e della Rivoluzione Culturale. Zhang Yimou racconta queste ferite attraverso la storia di Feng Wanyu, che lo stesso giorno, ogni mese, va alla stazione attendendo il ritorno del marito, un intellettuale che il regime ha arrestato e deportato anni prima. Al ritorno dell’uomo, però, Feng, ormai malata, non è in grado di riconoscerlo. Starà al marito, Lu, calarsi da estraneo nel mondo della moglie, prigioniera del proprio passato, e rivivere con lei anni di umiliazioni, tradimenti e solitudine, ma anche di speranza e di tenacissimo amore.

 

UNA CANZONE

la-chiave-di-sophia-incontro-radici-gucciniIncontro – Francesco Guccini

Appartenente all’album Radici (1972), Incontro narra di un rendez-vous tra Guccini e una sua amica, professoressa di ginnastica, trasferitasi prima in America poi a Berlino, la quale fece ritorno in Italia dopo il suicidio del suo compagno durante le festività natalizie. Con una scrittura cinematografica, per immagini veloci (E correndo mi incontrò lungo le scale; il sole che calava già rosseggiava la città; auto ferme ci guardavano in silenzio; carte e vento volan via nella stazione..), Incontro è un’occasione di bilancio, tra rievocazioni nostalgiche e constatazione dei cambiamenti avvenuti (quasi nulla mi sembrò cambiato in lei; eran belli i nostri tempi; ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via).  Un brano “color nostalgia” sospeso tra la nebbia modenese e il vagone di un treno, avvolto come miele dalla tristezza e dalla bellezza della verità (Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno).

 

UN’OPERA D’ARTE

la-chiave-di-sophia-giosue-mostra-a-mose-il-vitello-doro-ludovico-carracciGiosuè mostra a Mosè il vitello d’oro  Ludovico Carracci, 1610 circa

La tentazione di guardare al proprio passato è sempre forte, specialmente nei momenti di cambiamento, durante i quali la nostra forza di volontà tesa verso un futuro incerto può per un attimo vacillare, lasciando che la nostra debolezza faccia appello a una sorta di istinto di sopravvivenza che riconduce a ciò che risulta già noto e accomodante. Questa antitesi tra passato da lasciarsi alle spalle, pieno di errori ma anche di certezze, e futuro denso di imprevisti e sacrifici si dispiega in modo evidente nell’episodio biblico dell’adorazione del vitello d’oro, ben raffigurato nel dipinto di Ludovico Carracci conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Durante il viaggio verso la terra promessa, il popolo ebraico approfitta della breve assenza di Mosè, recatosi sul Sinai per ricevere i comandamenti, per creare un idolo pagano, il vitello d’oro. Quest’ultimo viene elevato a divinità con conseguente abbandono dell’unico Dio in grado di liberare dalla schiavitù. Ciò scatena l’ira di Mosè, che al suo ritorno dal Sinai, vedendo il suo popolo caduto nel grave errore di ritornare per inerzia al proprio passato, scaglia a terra le tavole della legge distruggendole.

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Federica Bonisiol, Giacomo Mininni, Rossella Farnese, Luca Sperandio

 

banner-pubblicitario7

Una parola per voi: focolare. Dicembre 2018

La parola per voi scelta per questo mese di dicembre è “focolare”. Lo stato d’animo attorno al quale ruoteranno i libri, le opere d’arte, i film e le canzoni selezionati per voi, è tratto da una celebre poesia di Giuseppe Ungaretti intitolata “Natale”.


Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

Ungaretti scrisse questa poesia durante il periodo natalizio del 1916, mentre trascorreva la sua licenza di guerra presso un suo caro amico a Napoli. Sorvolando lo stato d’animo malinconico del poeta, che non ha né voglia né forza di festeggiare il Natale col sorriso sulle labbra dopo aver vissuto le atrocità della guerra, approfondiremo le ultime due strofe, in particolare la parola “focolare” che chiude la poesia: «Qui/non si sente/altro/che il caldo buono/Sto/con le quattro/capriole/di fumo/del focolare». Questo, per molti di noi, è il vero significato del Natale, ciò che dà un senso a questa festività in origine pagana, diventata poi la “regina” delle festività cristiane. Per quanto la vita possa risultare amara, in quella che riconosciamo come “casa” (che sia la nostra, quella della nostra famiglia d’origine, quella d’un parente o d’un amico) percepiamo un “calore buono”, benevolo, rassicurante, capace di lenire le nostre ferite e fornirci una tregua. Ci troviamo attorno a un focolare (anche metaforico) che emana un fumo allegro, speziato, profumato di gioie, amore e affetto, un fumo che il poeta descrive con quelle parole, “quattro capriole”, per indicarci che purtroppo, come la vita, come ogni felicità, è qualcosa di effimero, destinato a passare. Ma adesso quel calore pregno di buoni sentimenti e speranze è qui, lo possiamo tenere stretto a noi, interiorizzarlo nella nostra anima, farci cullare da esso, in questo nuovo Natale alle porte.

Ecco la nostra selezione, in linea con la parola del mese:

 

UN LIBRO

paula-chiave-di-sophiaPaula  Isabel Allende

L’ambientazione è diversa dal classico quadretto familiare i cui membri siedono dinanzi ad un camino ascoltando le storie dei vecchi. L’ospedale in cui Paula viene ricoverata per una grave malattia è il capezzale dove la madre Isabel si reca creando magicamente un focolare intimo, fatto di storie di dolore, esilaranti e di speranza. Un fuoco narrativo a cui Isabel dà origine per distrarre la morte, per allontanarla un poco dal profondo stato di coma in cui versa Paula. Un fuoco evocatore della sua intera famiglia affinché circondi Paula e l’aiuti a non perdersi lungo il confine della vita.

UN LIBRO JUNIOR

il caso del dolce di natale chiave di sophiaIl caso del dolce di natale (e altre storie) – Agatha Christie

Prendete un investigatore. Aggiungete un Natale in campagna. Metteteci un principe e un rubino rubato. Glassate con un gioco all’omicidio, e servite fumante. Cosa convincerà Poirot a lasciare il solitario, ma comodo, caminetto (a gas!) di casa, per indagare anche a Natale? Riuscirà a risolvere il caso, e soprattutto: capirà qual è il vero spirito del Natale? Una raccolta di sei imprevedibili racconti, frutto di una penna geniale che, dietro la semplicità stilistica, nasconde cura dei dettagli e volontà di stupire: una miscela perfetta di suspence e linearità. Adatto dai 12 anni in su.

UN FILM

il-cacciatore-chiave-di-sophiaIl cacciatore  Michael Cimino

Il Cacciatore è considerato uno dei capolavori del genere cinematografico di guerra, seppur ne parli poco. Come Ungaretti si trova di fronte a contrasto emotivo, rappresentato dalla condizione abietta dei ricordi di guerra in contemporanea all’arrivo del Natale, così nel film i protagonisti appena rientrati dal Vietnam si presentano deboli e speranzosi di poter ritrovare un loro proprio equilibrio. Focolare non è solo casa e famiglia, ma anche comunità. Una comunità che deve essere in grado di favorire la ricerca del proprio posto nel mondo. Purtroppo, non tutti i protagonisti del film riescono a trovare il loro, tant’è vero che alcuni perderanno se stessi. Per Ungaretti la soluzione furono le quattro capriole di fumo; in questo film invece è l’amicizia.

UNA CANZONE

chiave-di-sophia-tiromancinoImmagini che lasciano il segno  Tiromancino

Se la parola “focolare” rimanda all’insieme di relazioni ed affetti che compongono quella che riconosciamo come “casa” (ovunque essa sia e in qualsiasi forma essa si proponga), questa canzone del 2014 può fare da sottofondo a un momento di scambio e condivisione tra genitori e figli. Scritta e interpretata da Federico Zampaglione, la canzone è una dedica alla figlia Linda, diventata “la ragione che lo muove, l’essenza della sua esistenza, la sua motivazione”. Una canzone dalla sonorità sempre fresca, che propone agli ascoltatori una piacevole presa di coscienza da parte del cantante riguardo l’importanza che la figlia ha per la sua vita.

UN’OPERA D’ARTE

lecture de la bible chiave di sophia focolareLa lecture de la Bible – Jean-Baptiste Greuze (1755)

Il concetto di focolare viene sempre associato a situazioni e ambienti che riuniscono un gruppo intimo di persone in un contesto di calore materiale o figurato. Esso viene così a identificarsi come momento di condivisione e di unione, spesso inteso in ambito familiare. Quello che viene raffigurato nel dipinto dell’artista francese Greuze è proprio uno di questi momenti, vale a dire quello in cui il padre di famiglia, circondato da moglie e figli al completo, siede a un tavolo per leggere un passo della Bibbia. La scena, di efficace realismo, si svolge all’interno di una casa scarsamente arredata, dove la crudezza dei muri freddi sembra farla da padrona. Tuttavia il forte senso di calore, abilmente trasmesso dal pittore mediante l’uso di tonalità calde, emerge dallo stretto legame affettivo esistente tra i familiari: un legame sacro quanto le parole pronunciate dal pater familias chino sopra la sua Bibbia, verso il quale i volti attenti dei figli manifestano un senso di profondo rispetto.

 

Appuntamento al prossimo mese, con la prossima parola!

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, David Casagrande, Simone Pederzolli, Federica Bonisiol, Luca Sperandio

banner-pubblicitario7

Una parola per voi: morte. Novembre 2018

Il due novembre vengono commemorati i defunti. «Per tutti la morte ha uno sguardo», scrive Cesare Pavese, magari quello di un caro estinto che rivediamo riflesso in uno specchio, mentre comunica con noi tacitamente (ascoltiamo «un labbro chiuso» dalla morte). Tutti sappiamo che la morte verrà, non quando o sotto quale veste, ma a volte, nel corso della nostra vita, alcune prove a cui siamo sottoposti sono così dure da portare con sé una visione mortifera. «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi»: la morte può, come per Pavese, assumere le sembianze di un amato che ci ha lasciati. Essa può, tristemente, essere desiderata durante un cupo periodo depressivo, quando pare che la vitale speranza sia vana.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

La “parola per voi” di questo mese è morte, o meglio, lo sguardo che essa può avere per noi: cerchiamo, sulla scia di questa poesia di Pavese, gli occhi della morte in un film, in una canzone, in un libro, in un’opera artistica. Morte voluta, combattuta e sconfitta, morte che è sempre con noi, impalpabile ma percepibile, in ogni gesto quotidiano – in quanto memento del nostro essere vivi. A voi la nostra selezione:

LIBRI

chiave-di-sophia-intermittenze-della-morteLe intermittenze della morte  José Saramago

E se la macchina della morte smettesse di funzionare? Così accade allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre: le persone smettono di morire. Fatto che, lungi dal far acquisire all’uomo la bramata immortalità, porta il Paese al collasso economico, civile e sociale. Tuttavia, la Morte, con la sua falce, non tarderà a tornare con delle lettere per avvertire i predestinati della loro imminente dipartita di lì a sette giorni. Eppure, il meccanismo si inceppa ancora ed una lettera non viene recapitata al destinatario, cosa che obbligherà la Morte a prendere misure straordinarie.

chiave-di-sophia-cento-poesie-damoreCento poesie d’amore a Ladyhawke – Michele Mari

«Verrà la morte e avrà i miei occhi/ ma dentro/ ci troverà i tuoi»: si legge così sulla copertina di Cento poesie d’amore a Ladyhawke, esordio poetico colto, citazionistico e sentimentale di Michele Mari, «l’ultimo dei romantici» che, riscrivendo il celebre verso di Cesare Pavese, travolge il lettore tra le strazianti e frizzanti pagine di un amore edenico e remotissimo, «in un tempo/ così lontano che non sembra stato» quando il poeta e la sua musa si dondolavano «su un’altalena sola». Un amore platonico iniziato tra i banchi di scuola, «in un punto della Death Valley/chiamato liceo», rimasto sul fragile punto di equilibrio tra potenzialità e realtà, rilegato al limbo delle cose sospese per non esporlo al rischio di un fallimento o della felicità. Un amore stendhalianamente cristallizzato e tacitamente vissuto come «un trapano tremendo» e custodito segretamente per trent’anni, poi esternato, mai consumato, e svanito: «fedeli al duro accordo/ non ci cerchiamo più».

FILM

departures la chiave di sophiaDepartures  Yojiro Takita
Sono pochi i film che negli ultimi anni hanno messo in scena il tema della morte con l’eleganza e l’umanità di Departures, opera che nel 2009 è valsa al regista giapponese Yojiro Takita l’Oscar per il Miglior lungometraggio in lingua straniera. Il titolo originale del film ne spiega in gran parte il senso: Okuribito, in giapponese, è infatti la persona che accompagna qualcuno alla partenza. La morte viene qui riletta come un viaggio che simboleggia il capolinea di un’esistenza terrena ma al tempo stesso segna l’inizio di un nuovo percorso spirituale inaugurato dal rituale del nokanshi, tradizione nipponica che serve a dare l’estremo saluto alla persona defunta. La pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione sono le ultime simboliche carezze fatte alla persona cara prima di lasciarla andar via per sempre. A compiere questo delicato rituale è la figura del tantocosmeta. Un lavoro in cui si imbatterà Daigo, ex violoncellista in cerca di un nuovo posto nel mondo. Pensando di venire assunto in un’agenzia di viaggi, finirà per scoprire la struggente umanità insita nel lavoro a contatto con i defunti, arrivando a trovare un nuovo modo per affrontare la vita.

UNA CANZONE

vecchioni la chiave di sophiaVerrà la morte e avrà i tuoi occhi – Roberto Vecchioni

Per anni professore di lettere, Roberto Vecchioni non manca di riconoscere dietro l’immagine della morte cantata da Cesare Pavese il volto del suo ultimo amore, Constance Dowling, l’attrice da lui amata e perduta in America. Come il poeta, anche Vecchioni dà alla morte un volto di donna, un’amante liricizzata che arriva a racchiudere in sé la vita stessa di chi la ama, la canta, la piange. La notte, e la morte che questa rappresenta, viene invocata come rimedio alla fine di un amore, una liberazione che potrà giungere solo quando l’amante abbandonato potrà dimenticare l’amata, rinunciando alle proprie memorie, al proprio amore, e quindi alla propria vita. Proprio per questo, però, seppellire un dolore a lungo cullato è in sé sia morte che rinascita: “Sarò ‘io’, quel giorno che non sarai più niente.”

OPERE D’ARTE

1024px-gustav_klimt la chiave di sophia morte parola per voiVita e morte  Gustav Klimt

La morte, raffigurata sotto forma di uno scheletro avvolto in un lungo mantello di colore scuro, si staglia minacciosa sulla sinistra del dipinto. Essa è sveglia e attenta e, con il suo terribile sguardo rivolto verso un gruppo di persone dormienti, sembra incedere verso di loro con passo lento e funereo. I vivi, avvolti nel sonno e dunque ignari della morte che li sta osservando, sono nudi e indifesi: ciascuno di loro può caderne vittima in qualsiasi momento, indifferentemente dall’età o dal vigore fisico. In quest’opera il grande artista austriaco riesce a condensare l’essenza principale della morte, ovvero la sua costante presenza al nostro fianco, rimarcando nell’immagine la sua netta contrapposizione alla vita, della quale, però, è non solo la fine inevitabile e necessaria, ma anzi un suo momento imprescindibile.

death-dancing-chiave-di-sophiaDeath Dancing – Simberg

Enigmatica, altra, e simbolista, Death Dancing di Hugo Simberg, sembra riecheggiare a colori il verso campiano del Diario Bizantino «Due mondi – e io vengo dall’altro». Se il simbolo a differenza dell’allegoria procede dal concreto all’astratto, quest’opera non è poi così connessa alla tematica della morte, almeno non in senso funebre: a me pare piuttosto un’allegoria della vita, una sorta di danza in maschera, di passo a due sull’altalena della vita, come si nota dal trasporto con cui il mantello rosso vivo della morte – tradizionalmente rappresentata in nero ‒ abbraccia la giovane fanciulla sgambettante e dalla chioma fluttuante nel vento. La danza è in sintonia cromatica con lo sfondo sebbene vi sia un separé che può essere inteso in modo più forte, come l’impossibilità di vivere materialmente in eterno, oppure in modo poetico, come una sorta di tango puerile in riva al mare.

 

Al prossimo mese, con la prossima parola.

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Rossella Farnese, Alvise Wollner, Giacomo Mininni, Luca Sperandio

[Photo credit Jerry Kiesewetter su Unsplash.com]

banner-pubblicitario7

Una parola per voi: malinconia. Ottobre 2018

A partire da questo mese i nostri Selezionati per voi – libri e film cambiano la loro veste. D’ora in avanti ogni mese sceglieremo per voi una parola: un’emozione o uno stato d’animo tipico del periodo che andremo a vivere, che vi presenteremo di volta in volta con una poesia o una citazione. Selezioneremo allora, come d’abitudine, libri, film, canzoni e opere d’arte legati alla parola del mese! Come vi sembra questa nostra proposta?

Si alzi il sipario e iniziamo con “malinconia”, parola introdotta dalla poesia Canzone d’autunno del poeta Paul Verlaine.

I singulti lunghi
dei violini
d’autunno
mi struggono il cuore
d’un languore
monotono.

Ah squallido
e smunto, quando
risuonan l’ore
io mi ricordo
dei giorni in fuga
e piango;

e vado errando
nel cupo vento
che mi trasporta
di qua, di là,
simile alla
foglia morta.

 

Fil rouge del mese è l’autunno e la sensazione di languore malinconico che ci fa ripiegare su noi stessi, lasciandoci sospesi fra una stagione nuova e una vecchia ormai conclusa, piena di ricordi. Veniamo trasportati dalle stagioni senza poter controllare lo scorrere del tempo (siamo sospinti di qua e di là come foglie morte), ma al contempo il mutare dei colori attorno a noi, le foglie che cadono, l’aria frizzante e le giornate più corte ci provocano nel cuore uno struggimento speciale e dolce – una sorta di dolore misto a piacere che temiamo ma ricerchiamo. Singhiozzi e violini: Verlaine richiama una musicalità che gli era familiare e crea una sconfinata voglia di rimembrare – magari di quand’eravamo bambini e la scuola ricominciava portando con sé doveri, novità e crescita.

 

UN LIBRO

chiave-di-sophia-parla-ricordoParla, ricordo – Vladimir Nabokov

Quell’andare errando a cui Voltaire dà voce nella sua Canzone d’autunno risuona tristemente nelle pagine, forse ormai perdute nel limbo della memoria, di Parla, ricordo di Nabokov. Questi insegue ovunque la sua Musa, la Nostalgia. Nostalgia per una patria perduta, per una lingua, per una vita rubata. Sopra ogni cosa la nostalgia di cui racconta è per una bellezza ormai perduta, imputabile alla crudele mano umana e all’azione erosiva del tempo che porta ad una sconsolata ed irrimediabile solitudine.

UN LIBRO JUNIOR

la-chiave-di-sophia-scrivilalaguerraScrivila, la guerra – Luigi Dal Cin, Simona Mulazzani

Un album illustrato con un lungo contenuto testuale, ideale per portare i bambini d’oggi indietro nel tempo, a quando la guerra faceva piangere e non dava da mangiare. Il piccolo protagonista tira fuori la sua guerra e la scrive nel taccuino nero che il papà gli ha regalato dopo essere tornato dal fronte. La guerra, infatti, non può rimanere dentro, altrimenti finisce per soffocarti. Un libro semplice e commovente, che lascia nei cuori una sana scia di malinconia, consigliato a tutti i piccoli lettori dai 6 ai 10 anni all’incirca.

UN FILM

chiave-di-sophia-frantzFrantz – François Ozon (2016)

Presentato in anteprima alla 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film di François Ozon è un omaggio al cinema dei classici, versione moderna di Broken Lullaby di Lubitsch, ispirato a sua volta alla pièce L’homme que j’ai tué di Maurice Rostand. Nell’atmosfera elegante e rétro del primo dopoguerra, tra la Germania e la Francia del 1919, attraverso la sapiente scelta del bianco e nero per documentare il passato e evocare il grigiore di una vita in lutto, il thriller psicologico di morte e rinascita indaga il triangolo affettivo tra Anna, il defunto Frantz e Adrien, il poeta annientato dal ricordo, freudianamente sostituto dell’oggetto perduto. Frantz, leitmotiv di tutta la storia, è evanescenza pura, assenza così evidente da rendersi paradossalmente presenza protagonista e i versi della Chanson d’automne di Verlaine, che risuonano malinconici lungo la pellicola, rivelano la sua archetipica funzione rigeneratrice.

UNA CANZONE ITALIANA

chiave-di-sophia-ultimo-bacioL’ultimo bacio – Carmen Consoli

È una chitarra malinconica, accompagnata da archi leggeri, a raccontarci “l’eroico coraggio di un feroce addio”, la fine di un amore siglata da un bacio sotto la pioggia, momento di stacco tra la promessa di una vita in due e la realtà della solitudine che verrà. La ballata dal cuore gonfio di Carmen Consoli fa di “mille violini suonati dal vento” un eco di quelli cantati da Domenico Modugno in Piove e dei “violini d’autunno” di Verlaine, sottofondo musicale di un “per sempre” pieno di rimpianto e nostalgia, la certezza che ogni pioggia che verrà riporterà mente e cuore a quella che ha lavato via le lacrime dalle guance di due amanti separati-uniti dal loro ultimo bacio.

UNA CANZONE STRANIERA

the wall chiave di sophia pink floydComfortably Numb – Pink Floyd

Lampi del passato ad illuminare un oscuro presente. Ciò è quanto accade a Pink, la rockstar protagonista del pezzo Comfortably Numb della band inglese Pink Floyd – nonché dell’album The Wall (1979). Sulle note di uno dei migliori assoli di chitarra di David Gilmour, nei versi cantati da Roger Waters e dallo stesso Gilmour, la canzone racconta delle allucinazioni provocate al musicista dall’inoculazione del farmaco che avrebbe dovuto farlo uscire dall’abulia depressiva in cui è scivolato. In questi deliri, emerge l’immagine del passato, vagheggiato malinconicamente da Pink come porto sicuro al quale tornare dopo aver affrontato i marosi della sua vita da rockstar – ed essere naufragato in un’esistenza di eccessi, ridotto alla scoglio del guardare assente lo schermo di una tv in una camera d’albergo.

UN’OPERA D’ARTE

chiave-di-sophia-turner-fightingThe fighting Téméraire – William Turner

Le acque placide del Tamigi, una grande nave a vela della Marina inglese trascinata da un moderno rimorchiatore e un caldo tramonto che altro non rappresenta che l’inesorabile volgere al termine delle glorie di quella nave da guerra, reliquia della vittoriosa battaglia di Trafalgar ora dismessa e condotta lentamente alla demolizione. L’immagine è semplice e immediata. Parla di un passato glorioso che è definitivamente concluso, di un’età dell’oro che non tornerà, del destino di tutti e di tutte le cose, il quale, impietoso, conduce alla decadenza anche i più valorosi. La pietà resta solo negli occhi di chi, rimanendo, assiste con vena malinconica al tramonto di eroi le cui gesta soltanto sopravvivranno al logorante trascorrere del tempo.

 

Al prossimo mese, con la prossima parola.

 

Francesca Plesnizer, Sonia Cominassi, Federica Bonisiol, Rossella Farnese, Giacomo Mininni, Riccardo Coppola, Luca Sperandio

 

banner-pubblicitario_abbonamento-2018

Film selezionati per voi: settembre 2018!

A settembre si rientra a lavoro e si torna a scuola? Non solo: si apre anche la nuova stagione cinematografica! Vi proponiamo ovviamente alcune nuove uscite per riscoprire il piacere di una serata in compagnia del maxi schermo, ma anche classici del cinema per una serata a casa sul divano. Buona visione!

 

NUOVE USCITE

chiave-di-sophia-ragazza-dei-tulipaniLa ragazza dei tulipani  – Justin Chadwick

Dramma in costume diretto da Justin Chadwick e sceneggiato da Tom Stoppard, La ragazza dei tulipani, ambientato nella Amsterdam del XVII secolo, è la storia della passione clandestina tra il pittore Jan van Loos e la giovane Sophia, interpretata dalla grazia impeccabile di Alicia Vikander. Voce narrante, sulla scia della tradizione classica del servo plautino, la cameriera e aiutante Maria. Un film melò che indaga la condizione femminile di un’epoca in cui la donna era considerata alla pari di un raro tulipano: come un fiore prezioso, infatti, Sophia, cresciuta orfana in un convento, viene comprata dagli agi e dalle promesse di un ricco mercante, interpretato da Christoph Waltz, vedovo e desideroso di ricostruirsi una famiglia. Ma, nella spasmodica attesa dell’erede, i due posano per un ritratto davanti al pittore Jan van Loos e le loro vite cambiano per sempre. USCITA PREVISTA: 6 settembre.

chiave-di-sophia-casa-dei-libriLa casa dei libri – Isabel Coixet

Inghilterra, fine anni Cinquanta. Nella provinciale e culturalmente depressa Hardborough, Florence Green, dopo la morte del marito nel secondo conflitto mondiale, ha scelto di aprire una libreria, tra mille ostacoli ma con la collaborazione di una bambina e di un appassionato lettore anziano. Un film che fa sentire il piacere della lettura, della carta, delle parole impresse e delle emozioni che accompagnano lo scorrere delle righe e un film che riflette sulla diffusione della cultura “non allineata”, sull’effetto dirompente della letteratura, trattando di romanzi “scandalistici” tra i benpensanti, quali Fahrenheit 451 e Lolita. USCITA PREVISTA: 27 settembre.

chiave-di-sophia-un-affare-di-famigliaShoplifters Un affare di famiglia  –  Kore’eda Hirokazu

Palma d’oro al miglior film al Festival di Cannes 2018, Shoplifters è una riflessione sulla famiglia: la famiglia per definizione non si sceglie ma la vera famiglia è quella che si ha la rara facoltà di scegliere. Il regista colloca in un umile appartamento una comunità di persone che sembra unita da legami parentali ma così non è, nonostante la presenza di una “nonna” e di una coppia, un’impiegata di lavanderia, Nobuyo, e un operaio, Osamu. Un film che indaga la dialettica legge morale/legge sociale, buoni/cattivi, giusto/sbagliato attraverso un tema già trattato da Hirokazu, ad esempio in Father and Son e Little Sister: il libero arbitrio parentale. Quando Osamu trova infatti una bimba che sembra abbandonata per strada decide di accoglierla in casa. USCITA PREVISTA: 13 settembre.

 

UN FILM D’ANIMAZIONE

si-alza-il-vento_la-chiave-di-sophiaSi alza il vento – Hayao Miyazaki

Jirō è un ragazzo giapponese d’inizio Novecento che, non potendo diventare pilota a causa della sua miopia, decide di seguire il suo grande sogno d’aviazione diventando un progettista di aeroplani. Senza essere esente da momenti di grande lirismo tipici del maestro giapponese, il film è anche ritratto del suo pacifismo utopico e della sua posizione dualistica nei confronti della tecnica: lo stupore e la creatività della creazione e la sete di potere che porta al suo uso sconsiderato. Un impegno etico si rende dunque necessario: vivere appieno nel proprio tempo la propria esistenza senza diventarne vittima, seguendo l’imperativo del poeta Paul Valéry che attraversa il film: Le vent se lève!… Il faut tenter de vivre! (si alza il vento! Bisogna cercare di vivere!).

 

UNA SERIE TV

la-casa-di-carta_la-chiave-di-sophiaLa casa di carta – Álex Pina

Otto rapinatori guidati a distanza dal grande capo “il Professore” entrano nella Zecca di stato a Madrid per il colpo del secolo: non rubare i soldi, ma stampare dei soldi nuovi (milioni) senza quindi tecnicamente rubare a nessuno. Serie spagnola molto amata dal pubblico ma anche molto discussa (e certamente non per l’etica), La casa di carta è ormai sulla bocca di tutti, ma la critica si divide tra chi la considera un disastro inguardabile tra scrittura da telenovela, dimenticanze e sovracitazionismo, e chi invece decide di chiudere un’occhio qui e lì ma di apprezzarne lo stile incalzante e concitato. A ciascuno per sé lasciamo l’ardua sentenza.

 

Rossella Farnese, Giorgia Favero, Alvise Wollner

 

banner-pubblicitario_abbonamento-2018