11 aprile 2015 Ospite

Amatevi

Sto iniziando a scrivere tutto ciò mentre sono qui che cerco di riordinare i pensieri che mi frullano per la testa, mentre cerco di dare qualche risposta a domande che – probabilmente – risposta non avranno mai, soltanto per divulgare alle persone il mio pensiero su un argomento che reputo di grande importanza.

La domanda iniziale è sempre la stessa: “Da dove posso cominciare?”. Ed è esattamente quello il momento in cui mi rendo conto del fatto che i miei pensieri fuoriescono in maniera automatica, senza alcun particolare sforzo.

Principalmente intendo focalizzarmi su quello che per me rimane tema centrale e inesauribile fonte di riflessione e discussione: cosa significhi Essere Donna.

Con quest’espressione intendo dire esserlo a trecentosessanta gradi, soprattutto in un paese come il mio, dietro al quale esiste un’intera storia. Il Paese in questione è l’Albania.

Negli anni passati la figura delle donne, che hanno vissuto il terribile Kanun di Leke Dujagjinit, era quella di essere viste come un otre costituito soltanto dall’avere un marito, vestiti e calzature.

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Andando avanti negli anni, con il regime comunista si è delineato un quadro differente della condizione femminile, includente soltanto una minima emancipazione; nonostante il duro lavoro nei campi e nelle fabbriche si è arrivati ad un progressivo ampliamento dei diritti – seppur in misura limitata – e ad una prospettiva di una certa indipendenza economica. Tuttavia, nonostante il passaggio ad un’economia di mercato, ci furono molte conseguenze, e il cambiamento  si configurò in maniera decisamente drastica: gli uomini emigravano sempre più spesso verso l’estero e le donne erano costrette, in solitudine, ad occuparsi di tutto ciò che riguardava la famiglia e la casa.

Il fatto che anche una donna potesse partire per costruirsi un futuro in un altro paese, purtroppo, si riversava nella maggior parte dei casi in fenomeni di prostituzione.

Nonostante tutto questo appartenga ormai al passato, non si può negare che siano rimasti molto segni, specialmente all’interno dei piccoli centri rurali.

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In Albania, ancora oggi, Essere Donna costituisce una condizione molto difficile. La discriminazione è ancora presente, il maschilismo dilaga ancora in troppi uomini; ci sono ragazzine di quindici anni che non possono viversi la loro età perché sono già state promesse come spose e perché vengono già qualificate nel ruolo di madri.

Non sono mai riuscita a condividere questo pensiero, questo modo di vivere, ed è per questo che ho deciso di andarmene: per me stessa e perché voglio un futuro migliore.

I giorni andrebbero vissuti appieno, così come la vita; una visione concepita da pochi, perché pochi se ne accorgono. Dovrebbero iniziare a rendersi conto del fatto che il presente è l’unico tempo che si ha a disposizione e che questo tempo andrebbe sfruttato al massimo, senza inutili preoccupazioni.

Spesso ho assistito a situazioni in cui molte ragazze sono state ostacolate nel loro percorso di istruzione, soltanto perché coloro che scelgono di spostarsi da una città all’altra – anche per soli scopi di studio – non vengono considerate brave ragazze; anche se dovessero concludere gli studi e laurearsi col massimo dei voti, svolgerebbero un lavoro che non valorizzerebbe realmente le loro capacità. Nella gran parte dei casi la discriminazione femminile deriva dai maschi albanesi, i quali non sono capaci di accettare il fatto che una donna possa avere capacità pari o superiori alle loro. Gli istituti privati (dove predomina il servizio bancario) forniscono una maggiore uguaglianza nel reclutamento e nella promozione rispetto a quelle statali.

Tutto questo costituisce la triste realtà delle donne che hanno portato sulle spalle il peso della vita, per secoli. A queste splendide donne voglio dire: Amatevi!

Amatevi per tutto quello che è successo, per tutto quello che avete subito. Sentitevi cresciute, cambiate e diverse per migliaia di volte e continuate a restare una perfetta creatura della vostra imperfezione. Osservatevi, accettatevi per quello che siete e trasformatevi anche in qualcosa di completamente diverso. Permettetevi di giungere pienamente alla vita e non strisciate lungo i muri pensando di non essere abbastanza mature per entrare nel “GRANDE GIOCO”. Abbiamo lottato per la libertà del nostro Paese anche per questo.

Fatbardha Panglatica

[immagini tratte da Google Immagini]

 

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